14 febbraio

14 febbraio

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Una storia, una curiosità, un avvenimento da ricordare

Almanaccando

Secondo una leggenda narrata da Ovidio, al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità femminile. Donne e uomini si recarono perciò in processione fino al bosco sacro di Giunone. La dea, attraverso lo stormire delle fronde, rispose che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone. Quelle, ovviamente, si sgomentarono. Ma un etrusco, stirpe furba, interpretò l’oracolo sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpì la schiena delle donne e, dopo dieci mesi lunari, le donne partorirono. Così, ogni anno, gli antichi romani ricordavano e festeggiavano questo avvenimento. Chiamavano la festa Lupercalia e il 14 febbraio era la vigilia. In questo giorno il popolo si preparava, con cerimonie di purificazione e con rituali che potremmo definire di “”fecondazione simbolica””, mentre tutt’intorno si respirava un’atmosfera promossa dall’ilarità e dall’eccesso di vino. Si sacrificava una capra. Poi, fatta a strisce la sua pelle, due giovani dovevano correre nudi e, usando come fruste le strisce di cuoio della capra, colpivano chiunque avessero incontrato lungo la loro corsa sfrenata. Le matrone di Roma e le giovani spose desiderose di avere figli, anziché evitare le frustate, vi si facevano incontro, credendo che tali gesti simbolici fossero in grado di giovare alla fertilità e alla gravidanza. Dopo questo giro di frustate si teneva una lotteria a sfondo amoroso e sessuale dove venivano estratti e abbinati i nomi di alcuni giovanotti e con quelli di altrettante ragazze. Le coppie cosi formate avrebbero dovuto infrattarsi e provvedere alla fertilità di tutta la comunità, con la benedizione di tutti gli dei. Insomma, una festa dell’amore carnale e riproduttivo. Il popolo di Roma fece fatica ad abbandonare questa usanza, tant’è vero che si frustavano infrattandosi ancora nel V secolo, nonostante le critiche e i divieti della Chiesa. Papa Gelasio ci provò, nel 496, piazzando al 14 di febbraio il ricordo di San Valentino, un vescovo martire di Terni che ben poco aveva a che fare con la fecondità e con l’innamoramento. A nulla servì. Le coppie, oggi come allora, il 14 continuano a rincorrersi e a infrattarsi. Solo poche, invece, trovano ancora il gusto della frusta.
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