13 marzo

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Una storia, una curiosità, un avvenimento da ricordare

Almanaccando

Il 13 marzo 1964, alle tre di notte, una donna di nome Catherine Susan Genovese sta rientrando in casa, nel Queens, a New York, quando viene aggredita e presa a coltellate da un uomo. Molti vicini di casa assistono all’aggressione, dicono 38 persone, le quali pur vedendo la scena fecero ben poco. Talmente poco che l’aggressore poté tornare indietro e finire la vittima. Solo dopo vennero allertate l’ambulanza e la polizia. Il giorno appreso sul New York Times esce un articolo che si intitola appunto “”I 38 che hanno visto l’omicidio e non hanno fatto niente””. A partire da questo antefatto storico cominciano gli studi su cosa fanno le persone, in gruppo, quando c’è una situazione d’emergenza. Due psicologi sociali mettono alcuni studenti in una sala d’aspetto con la scusa di compilare un questionario. Poi fanno uscire del fumo da sotto una porta. Il fumo comincia ad invadere la stanza. Quando nella stanza c’è una persona sola esce subito in corridoio per dare l’allarme. Quando sono più di uno l’allarme viene dato dopo. Si tergiversa. Questo fenomeno si chiama “”ignoranza pluralistica””, ciascuno pensa che gli altri abbiano più informazioni sulla situazione e quindi si aspetta. È detto anche “”effetto spettatore””: la probabilità di essere aiutati in caso di emergenza è inversamente proporzionale al numero di persone che sono presenti al momento del fatto. Meglio aver poca gente intorno se siamo colti dalla sfiga. È un rischio che corriamo tutti quando siamo all’interno di un gruppo. Tutti aspettano per vedere cosa fanno gli altri. Succede spesso anche in politica.
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