CLIMA E PATRIMONIO CULTURALE

CLIMA E PATRIMONIO CULTURALE

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Intervista realizzata da Maddalena e Irene

Negli ultimi anni il cambiamento climatico non ha danneggiato solamente la flora, la fauna e l’ecosistema, ma anche beni culturali che parlano delle identità di popoli di tutto il mondo. Però, che cos’è davvero un patrimonio culturale? La Commissione Europea ha definito il patrimonio culturale europeo come “la nostra ricchezza comune”, dunque una vera e propria risorsa economica e sociale, una forza trainante per il futuro, una fonte di ispirazione creativa e intellettuale, un’eredità che ci identifica e racchiude la nostra storia.

Un esempio che ci riguarda da vicino è quello della Basilica di San Michele, a Pavia, che è minacciata da inquinamento e eventi meteorologici sempre più estremi, come forte umidità, escursione termica stagionale elevata e temperature sempre più alte in estate; questo causa fenomeni di infiltrazione e congelamento sulla facciata. Attualmente il 16% del patrimonio naturalistico e il 30% del patrimonio culturale sono in pericolo e questi numeri rischiano di triplicare entro il 2050. Innanzitutto è importante essere al corrente degli effetti che il cambiamento climatico potrà avere in futuro per cercare di preservare ciò che esiste tuttora così che anche le generazioni future ne usufruiscano e ne ammirino la bellezza. Uno dei fattori che rende altamente vulnerabile il patrimonio culturale e naturale agli impatti dei cambiamenti climatici è la carenza di misure dedicate alla sua salvaguardia. Discuteremo più in dettaglio degli effetti del cambiamento climatico e delle misure da attuare per contrastarlo con la Dottoressa Sabbioni, Ricercatore Associato Senior presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e professoressa di Fisica Ambientale all’Università di Bologna.

Dottoressa Sabbioni, quali fattori climatici, connessi alla crisi climatica, impattano maggiormente sui beni culturali?

Per quanto riguarda l’interazione tra patrimonio culturale e inquinamento atmosferico, le attività che producono maggiore danno sono in generale le combustioni quindi riscaldamento domestico e traffico veicolare, per le emissioni di gas e particelle. Ridurre il traffico veicolare e passare all’auto elettrica e utilizzare gas invece dei combustibili fossili tradizionali sono tutte misure che rendono le attività umane più sostenibili per quanto riguarda la protezione del patrimonio culturale. Parlando del grande tema del clima, invece, anche per il patrimonio culturale è auspicabile la riduzione della CO2 in atmosfera quindi bisogna controllare le combustioni su scala globale.

Quali sono le misure più efficaci che sono già state messe in atto per la salvaguardia dei beni artistici nel mondo? Ci può fare un esempio concreto di un bene culturale gravemente danneggiato, la cui situazione è stata migliorata grazie a specifiche risoluzioni?

Le politiche ambientali che sono state messe in atto in Europa consistono nel capire quali sono gli inquinanti che creano danno prioritario (sappiamo essere la SO2 , gli ossidi di azoto e l’aerosol) e nell’introdurre delle misure che impongono la loro riduzione, quindi misurare questi parametri in tutte le aree urbane. In questo senso l’Europa è stata capace di realizzare una politica ambientale, condivisa a livello centrale poi attuata dai singoli Stati, di grande successo. Nella conferenza ho mostrato una mappa della concentrazione di SO2 in Europa com’era nel 1980, com’è oggi e come sarà nel 2085: c’è una generale riduzione grazie alle azioni di cui l’Europa è stata capofila. E’ una storia di successo, quella di controllo dell’inquinamento a livello di tutta l’area europea. È stato così per la SO2 ma non è ancora così per gli ossidi di azoto, che sono legati al traffico veicolare, e neanche per l’aerosol per cui c’è tanta strada da fare però l’Europa ne ha già percorsa.

Invece, dal punto di vista individuale, cosa può fare ognuno di noi per garantire che la nostra identità culturale abbia un futuro?

Per quanto riguarda il patrimonio culturale prima di tutto bisogna valorizzarlo, considerarlo una ricchezza e soprattutto un bene non rinnovabile. Una foresta se la perdi, ricresce; un qualunque oggetto (non parlo di edificio o di centro storico o di area archeologica) se perso è perso per sempre. La prima azione, quindi, che deve essere fatta è riconoscere il patrimonio culturale come un settore della nostra società che va protetto e per questo bisogna individuare quei parametri che vanno controllati per proteggerlo. Sappiamo cosa è dannoso alla salute o per gli ecosistemi e dobbiamo controllare quelli che sono dannosi per il patrimonio culturale. L’Italia è stata pioniera nella ricerca e nell’applicazione in questo ambito. Un aiuto molto grande lo darà il monitoraggio satellitare che consente di utilizzare le immagini da satellite per ricavare un sacco di informazioni estese, sul territorio, capillari, continue nel tempo, difficilmente ottenibili in altro modo. Nonostante il patrimonio culturale normalmente sia associato a qualcosa di vecchio, di passato, di polveroso, in realtà è dentro ai grossi filoni di ricerca attuale come quelli di clima, prima ci tutto, ricerca satellitare, big date e quant’altro.

[Valentina Vitali]

 

 

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