La principessa Gelida – 2

La principessa Gelida – 2

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Settimanale di favole inedite a cura di M. Vittoria Grassi

Le favole di MVG

La principessa gelida – 2

Riprendiamo oggi la storia della principessa Gelida, che viveva perennemente afflitta dal freddo, di cui abbiamo promesso una conclusione. Come ricorderete i primi due pretendenti alla mano della principessa non avevano avuto grande fortuna: entrambi avevano preso troppo alla leggera il problema di Gelida ed erano stati puniti con gravi problemi di congelamento. Anche Gelida, poveretta, era rimasta molto male: le sarebbe piaciuto sposarsi e cambiare un po’ la sua vita “”fredda”” (è proprio il caso di dirlo) grazie a qualche calore umano. Così si era rifugiata in camera sua, sepolta dai consueti piumini e piumoni, e tentava di piangere, “”tentava”” perché le lacrime si indurivano e ticchettavano sul pavimento come cubetti di ghiaccio. “”Permette, vostra maestà? – disse una voce cortese, facendo capolino dalla porta della camera – abbiamo finito il ghiaccio per gli aperitivi … Li raccolgo come sempre nel secchiello e vi lascio piangere in pace!”” Gelida guardò stupita il giovane paggio che stava già raccogliendo, con tanto di guanti, le lacrime dal pavimento. “”Porta i guanti per non surgelarsi, – singhiozzò Gelida sempre più disperata – un po’ alla volta nessuno si avvicinerà neanche di lontano a me!”” Il giovane non disse nulla, la guardò con aria gentile ed uscì dalla stanza. Gelida si voltò verso la finestra e si accorse, con stupore, che i ghiaccioli dei vetri si erano sciolti e che, finalmente, poteva vedere il parco verdeggiante al di fuori. E, per di più, le era caduto di dosso uno dei piumoni e non se ne era neanche accorta. “”Solo tre piumoni? – si stupì – Come ho fatto a non accorgermene!”” E si riavvolse nel quarto piumone, sedendosi di nuovo triste sul suo letto. La sera, durante il pranzo, Gelida intravide nel corridoio il paggio dei cubetti di ghiaccio e chiese al ciambellano Speranzino chi fosse. “”E’ mio figlio – maestà – disse tutto fiero Speranzino – Si chiama Gentile ed è appena tornato dall’Università. Per ora dà una mano al castello!””. “”Lo vorrei conoscere”” disse Gelida. “”Non ci pensare proprio, figlia mia, – ribatté Svanita, spostando più vicino ai piedi lo scaldino che teneva sempre sotto la tavola – devi concentrarti sui tuoi pretendenti: arriveranno oggi il marchese Saputello, il principe Machemifrega e il duca Sonopoveroincanna! Tutti e tre hanno una grande passione per te!”” “”E per la tua dote! – borbottò Abulico con inaspettato coraggio – Svanita, sei sicura che..”” “”Basta Abulico, fai sempre dei problemi inutili: nostra figlia aspetta di sposarsi con grande calore, cioè ardentemente, cioè con fervore, insomma un po’ freddamente ma .. Adesso dammi lo scialle che mi è venuto freddo””. Gelida sospirò, facendo così ricoprire di brina tutte le stoviglie, e si ritirò tristemente in camera sua. Nel corridoio però l’aspettava il giovane Gentile, con una tazza di tisana in mano:””Maestà, se permette .. Mi sembra che un po’ di calore le farebbe bene!”” Gelida, ancora prima di prendere in mano la tazza sentì qualcosa che si scioglieva dentro di lei. Guardò a terra stupita e vide che i ghiaccioli del suo vestito di pelliccia si stavano sciogliendo sul pavimento: le sembrò addirittura di sentire un po’ di calore. Accettò la tisana e la bevve volentieri, avvertendo, per la prima volta nella sua vita, un senso di benessere. Il tempo passò e Gelida si rese conto che, ogni volta che Gentile le rivolgeva la parola o la incontrava nel castello, il freddo si attenuava, il ghiaccio tendeva a sciogliersi, i piumoni le sembravano inutili … Comprese cos’ che la simpatia autentica di Gentile e il suo affettuoso interesse per lei avevano il potere di riscaldarla, di combattere il gelo. Così trovò il coraggio di mandare a quel paese gli inutili e avidi pretendenti e di chiedere ai suoi di sposare Gentile. La regina Svanita svenne e così il re Abulico trovò, per la prima volta in vita sua, il coraggio di imporsi e di accontentare la figlia. Inutile dire che Gelida e Gentile vissero felici e contenti, con qualche lieve inconveniente, certo (“”Gelida cara, diceva soavemente Gentile sotto le coperte, puoi spostare il piede dalla mia schiena? Se vuoi, adesso, puoi raffreddarmi il polpaccio!””) ma fervidamente (anzi tiepidamente) innamorati.

Immagine tratta da blog.libero.it