Vittorino docet

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A Mantova il primo collegio d'Europa

Pareri Rudi-mentali (del 6/6/09)

Vi presento oggi un personaggio che ha, nel principio, un curioso parallelo con il sottoscritto: anche lui è nato in terra bagnata dal Piave e, dopo essersi formato tra Venezia e Padova, arriva a Mantova.
Il parallelo lo rintraccio solo in quest’inizio, perché Vittorino da Feltre, una volta arrivato a Mantova diventa il più grande educatore del Rinascimento e verrà ritenuto da tutti il fondatore dell’educazione moderna.
Nato da povera famiglia a Feltre nel 1378, Vittorino imparò da solo tutto ciò che gli fu possibile imparare, quindi si recò dapprima a Padova per approfondire il latino e la matematica, poi a Venezia per apprendere il greco. La sua fama crescente di educatore con una forza morale dolcemente persuasiva verso gli irrequieti studenti gli valsero la cattedra di retorica presso la famosa università di Padova.
In quello stesso periodo Gianfrancesco Gonzaga e la consorte Paola erano alla ricerca di un educatore per i propri figli. Volevano un uomo morale, devoto agli ideali cristiani oltre che a quelli classici, ma allo stesso tempo un personaggio distinto e un insegnante tanto versatile da fare dei loro figli dei principi e degli agili guerrieri. Questa figura la trovarono in Vittorino da Feltre.
Arrivato a Mantova Vittorino fece allestire un alloggio in uno dei giardini del palazzo, ricavandolo da quella che sino ad allora era stata una casina di piacere destinata alle danze e agli amori, detta la Casa Gioiosa, che ribattezzò in Casa Giocosa, e sulle cui pareti fece eseguire affreschi con studi di bambini intenti al gioco. In questo primo collegio d’Europa visse e insegnò ai bambini di corte.
La fama che subito ebbe questa scuola innovativa, con la sua ampiezza degli insegnamenti impartiti e il manifesto piacere dei bambini ad arrivare a padroneggiare argomenti difficili, fece sì che anche da altre corti inviassero i propri figli a studiare a Mantova: arrivarono studenti da Venezia, da Padova, da Faenza e persino dalla turca Trebisonda. Questi studenti divennero uno straordinario gruppo di abili capi ecclesiastici e laici, il più famoso dei quali è forse Federico da Montefeltro, duca di Urbino, fine conoscitore di arti e lettere oltre che sanguinario condottiero: il vero ‘principe illuminato’ del Rinascimento.
L’obiettivo finale degli insegnamenti di Vittorino da Feltre era elevato: era un’armonica combinazione di sviluppo fisico mentale e morale. L’elenco delle materie insegnate era lungo e variegato: lotta, tiro con l’arco, nuoto, oltre che matematica, latino, greco, storia e filosofia, teologia, musica e disegno.
Nessun ragazzo veniva punito per non aver portato a termine un compito: gli si chiedeva semplicemente di studiare mentre gli amichetti giocavano.
Chiaramente non tutti quelli che facevano domanda d’ammissione entravano alla scuola della Giocosa: alcuni bambini erano valutati come troppo viziati, altri come poco desiderosi d’apprendere.
Il maestro tuttavia accolse anche dei bambini poveri, che vivevano insieme ai principi e spesso erano vestiti da Vittorino col denaro del suo stipendio. Questi bambini erano il banco di prova e la dimostrazione dell’assunto fondamentale di Vittorino: bisogna fare tutto il possibile affinché la capacità abbia la possibilità di espandersi.
[r.favaro]