La calza per la Befana

La calza per la Befana

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Sulle origini della Befana e della calza

Almanaccando

I personaggi simbolici di questo giorno, oltre che il Bambino Gesù e i bambini tutti, sono i Re Magi e la Befana. Befana altro non è che la trasformazione del termine greco Epifania, che diventa Bifanìa, poi Befanìa e, infine, Befana.
La Befana intesa come fantoccio esposto e bruciato è una consuetudine antica, probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane e magiche relative all’anno trascorso.
La vecchia da incendiare rappresenta simbolicamente Madre Natura, che è giunta alla fine dell’anno, è divenuta una “comare” secca, da segare e bruciare. Si arde in questo modo l’anno vecchio, ormai pronto a rinascere come anno nuovo, e con lui si bruciano ed esorcizzano anche tutte le privazioni passate.
L’origine della simpatica e brutta vecchietta si perde nella notte dei tempi e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Re Magi.
Una leggenda così spiega questa coincidenza: una sera di un freddissimo inverno bussarono alla porta della casa della Befana tre curiosi ed elegantissimi personaggi: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al Bambino Gesù. I Re Magi chiesero alla Befana dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicò loro il cammino ma, nonostante le loro insistenze, lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare. Tuttavia, dopo che i Re Magi se ne furono andati, sentì che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli. Uscì di corsa a cercarli, senza però riuscire a trovarli. Cominciò così a bussare ad ogni porta che incontrava, lasciando un dono per ogni bambino, nella speranza che uno di loro fosse Gesù. E, da allora, ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio. Ovviamente a cavallo della sua scopa.
Sul perché poi si usi la calza, per farla riempire di doni, pare che nessuno lo sappia. Alcuni ipotizzano che sono le calze ad essere preferite perché, essendo di lana, si allargano facilmente e possono contenere più doni. E, i bambini furbi, anziché le loro calze, che sono piccole, appendono le lunghe calze della mamma e della nonna, che di doni potevano raccoglierne ancora di più.
Ma perché proprio le calze, e non altro? Questa metodo misterioso pare sia comunque molto antico. Una vecchia leggenda dice che persino Numa Pompilio, uno dei famosi sette re di Roma, avesse l’abitudine di appendere una calza in una grotta che lui solo sapeva dove fosse. La ninfa Egeria, che lo proteggeva, gliela faceva trovare piena, non certo di doni, dolcetti o carbone, ma di buoni consigli.
[rudy favaro]

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