Il teatro sociale di Mantova – le origini

Il teatro sociale di Mantova – le origini

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storie, tradizioni, curiosità, lontane nel tempo

Andar per Mantova 7 Gennaio

Si profilano a Mantova, agli inizi dell’Ottocento, due nuovi spazi teatrali: l’Anfiteatro di Piazza Virgiliana, la cosiddetta Arena, che proponeva durante il periodo estivo spettacoli diurni, consistenti in drammoni popolari o da “grand guignol” (una sorta di horror o thrilling). ed il Teatro Sociale, di cui parleremo non solo oggi, perché molto c’è da dire. Oggi infatti la comunità mantovana può ammirare questo Teatro, collocato nel cuore della città, nella bella veste di un recente restauro. Ma come nacque l’idea di creare un nuovo spazio teatrale nella città? contribuirono a questo alcune particolari circostanze:
anzitutto il diminuito concorso di pubblico agli spettacoli allestiti nel teatro del Piermarini ( il Teatro Regio che aveva sostituito l’antico teatro di corte andato distrutto in un incendio nel 1781. Il teatro fu demolito nel 1898). Questo teatro infatti era dislocato in una posizione ormai eccentrica rispetto al centro urbano;
in secondo luogo giocò un ruolo importante la liberalità di alcuni agiati cittadini mantovani, che avevano interesse non solo a promuovere iniziative culturali ma anche a ridare slancio alle attività produttive e al commercio.
Luigi Preti, capofila del gruppo di notabili della città e segretario della Camera di Commercio, dopo la morte di Paolo Pozzo, propose la costruzione del nuovo teatro cittadino in una posizione centrale, in modo che fosse facilmente raggiungibile dagli spettatori. Fu individuata, a tale scopo, l’area posta di fronte all’imbocco della contrada di Pradella resa più spaziosa da paolo Pozzo con la demolizione della chiesa di S. Giacomo avvenuta tra il 1801 e il 1802. L’area individuata all’epoca era comunque in parte occupata da una serie di edifici fatiscenti (il cosiddetto “Casone Gervasoni”).
L’appoggio immediato che molti cittadini illustri della città diedero all’iniziativa conferma quanto fosse realmente avvertita dalla cittadinanza l’esigenza di usufruire di un nuovo teatro in grado di soddisfare le esigenze della comunità. Secondo il progetto del Preti, la fronte del nuovo teatro si doveva aprire sulla contrada di Pradella con un largo peristilio “a porticato grandioso” per permettere agli spettatori che fossero giunti in carrozza di ripararsi agevolmente dalle inclemenze del tempo. Su un lato del teatro si sarebbero creati un caffè e una serie di alloggi per i gli artisti. Il piano del Preti, che prevedeva la copertura delle spese di costruzione attraverso la vendita a privati dei palchi e camerini, fu subito appoggiato dalla Delegazione Provinciale che caldeggiò la costituzione di una commissione esecutiva. Di tale commissione, costituitasi in tempi strettissimi (12 gennaio 1817) , facevano parte il marchese Federico Cavriani, il conte Giovanni Arrivabene, Giambattista Nievo, l’avvocato Innocente Pastorio, Luigi Anselmi, Pietro Tommasi e lo stesso Preti. La cordata per l’edificazione del nuovo teatro era costituita, in tutto, da 59 cittadini. In questa fase iniziale, gli adempimenti burocratici per ottenere l’autorizzazione alla costruzione da parte istituzioni locali procedettero con rapidità, tanto che il 22 ottobre l’Imperial Regio Governo autorizzò la costruzione del nuovo teatro mantovano, ponendo come condizione (forse per prevenire le rimostranze dei proprietari del Teatro Regio) che non vi si tenessero spettacoli in primavera ed estate. La realizzazione del progetto procedette più a rilento, a causa di numerosi intoppi burocratici derivanti non tanto dall’opposizione dell’amministrazione asburgica quanto dalle pressioni esercitate sulle istituzioni dai proprietari del Teatro Regio. I nobili e i borghesi che gestivano il Teatro Regio Strenui, difensori di antichi privilegi , com’era ovvio si dimostrarono infatti da subito contrari alla creazione del nuovo spazio teatrale, sia per comprensibili motivi di interesse, che per ragioni politiche, essendo la maggior parte dei promotori del Sociale di dichiarate tendenze liberali.

Nel gennaio del 1817, la commissione esecutiva affidò all’architetto Luigi Canonica l’incarico di stendere il progetto del nuovo teatro . Dei due disegni presentati, la commissione scelse il più maestoso, che prevedeva un peristilio di sei colonne.
La costruzione del teatro richiese la demolizione di un preesistente oratorio e di alcuni edifici privati (tra i quali il palazzo del marchese Francesco Castiglioni e il Casone Gervasoni) che occupavano l’area compresa tra l’attuale corso Umberto I, Via Arrivabene e Via Nievo. Acquistati per la somma di 93.000 lire, essi furono abbattuti all’inizio di maggio del 1818, così che il 24 giugno partirono i lavori, affidati all’architetto Giovanni Battista Marconi, allievo di Paolo Pozzo e molto attivo in città (ricordiamo in particolare l’Albergo Reale – Palazzo Barbetta in Via Cavour, la riedificazione della Chiesa di S. Leonardo, la costruzione del tempietto della Cripta di S. Andrea e dell’altare maggiore del Duomo 1824).
Ma, per tornare al teatro, si provvide anche agli incarichi per la realizzazione delle strutture sceniche, della decorazione pittorica, dei lavori a stucco e delle dorature. Il medaglione del soffitto della platea fu invece commissionato al famosissimo Francesco Hayez che vi raffigurò Apollo e Minerva, circondata da alcuni geni che le reggono lo scudo.
L’inaugurazione ufficiale del nuovo teatro avvenne il 26 dicembre 1822 con l’opera Alfonso ed Elisa di Saverio Mercadante e il ballo eroico Gundeberga di Giuseppe Coppini.
Il piano organico della società del nuovo teatro di proprietà con le annesse fabbriche dei palchettisti fu definito dall’assemblea del 28 maggio 1822.
Il costo complessivo dei lavori ammontò a 354.536 lire e fu coperto solo in parte dalla vendita dei palchi e dei camerini, operazione che permise di raccogliere 279.643 lire. Il pareggio del bilancio fu quindi raggiunto negli anni successivi (1823 -1824) con ulteriori elargizioni da parte dei palchettisti e con la cessione agli imprenditori Silvestrini e Ferraresi dell’uso di sette negozi ricavati nell’edificio.
Il Teatro della Società o Teatro Sociale fu chiamato per alcuni anni “Teatro Nuovo”, essendo passata al Teatro Regio del Piermarini la qualifica di “Teatro Vecchio”” Così il nuovo teatro Sociale nel 1825 sostituì definitivamente il Teatro Regio, quando l’’imperatore Francesco I, all’epoca in visita della città con la consorte, partecipò ad uno spettacolo tenuto in suo onore al Teatro Sociale. In quella occasione venne formalmente abrogata ogni norma restrittiva riguardante l’apertura stagionale di questo teatro .
Alla Prossima…