13 febbraio

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Una storia, una curiosità, un avvenimento da ricordare

Almanaccando

«Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di tanti parlamenti e governi che hanno inflitto profondo dolore, sofferenze e perdite a questi nostri fratelli. Chiediamo scusa in modo speciale per la sottrazione di bambini aborigeni dalle loro famiglie, dalle loro comunità e dalle loro terre. Per il dolore, le sofferenze e le ferite di queste generazioni rubate, per i loro discendenti e per le famiglie lasciate indietro, chiediamo scusa. Alle madri e ai padri, fratelli e sorelle, per la distruzione di famiglie e di comunità, chiediamo scusa. E per le sofferenze e le umiliazioni inflitte a un popolo e a una cultura chiediamo scusa». È il 13 febbraio 2008, sono le nove e mezzo del mattino, siamo a Canberra, nel Parlamento australiano, e il neo-primo ministro Kevin Rudd mantiene una promessa fatta durante la campagna elettorale: presenta le scuse ufficiali dell’Australia alle popolazioni aborigene per la cosiddetta Stolen Generation, la generazione rubata. Per cento anni, fino al 1970, centomila bambini aborigeni vengono allontanati con la forza dalle proprie famiglie. Perché sono aborigeni. Molti di loro non hanno neanche cinque anni e quando chiedono dei genitori gli viene detto che sono orfani. Le lettere delle famiglie vengono distrutte. Poi, in Parlamento, l’Australia ammette il suo più grande fallimento sociale. E chiede scusa. Con un discorso breve, 3 minuti e 18 secondi. Perché basta poco per chiedere scusa. Per gli aborigeni la vita resta incasinata, ma è già qualcosa. Chiedere scusa è già qualcosa.
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