24 aprile

24 aprile

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Una storia, una curiosità, un avvenimento da ricordare

Almanaccando

C’è un libro che si intitola Death Blossoms, germogli di morte. Anche se in copertina c’è la foto di un ragazzotto nero con i dread il libro non parla di marijuana. È invece un libro di riflessioni, come recita il sottotitolo, riflessioni di un prigioniero di coscienza. Quel ragazzo all’anagrafe si chiama Wesley Cook, da giovanissimo è già un attivista per i diritti degli afroamericani, assume il nome di Mumia Abu-Jamal ed è membro delle Pantere Nere. Sono anni difficili, i neri non hanno gli stessi diritti dei bianchi. Mumia nel frattempo diventa un bravo giornalista radiofonico, lo chiamano “”la voce dei senza voce”” e continua la sua lotta contro i soprusi subiti dagli afroamericani. Le sue rimostranze danno ovviamente fastidio, così viene licenziato dalla radio per cui lavora. Una notte del 1981 si trova coinvolto in una sparatoria, viene gravemente ferito e un poliziotto muore. Il processo sarà veloce e, nonostante le contestazioni di gravi irregolarità da parte della difesa, Mumia Abu-Jamal viene condannato a morte. In molti si mobilitano per lui, diventa un simbolo per i diritti dei neri e per l’abolizione della pena capitale. Finché nel 2008 la sua condanna viene commutata in ergastolo. Oggi, 24 aprile, Mumia compie 61 anni. Ne ha passati 35 passati in carcere, di cui 28 nel braccio della morte e 17 in totale isolamento. Ha potuto vedere suo figlio solo appena nato e non ha mai abbracciato i suoi nipoti. Non gli faccio gli auguri di buon compleanno. Mi unisco piuttosto alla mobilitazione che si terrà a Philadelphia, per chiedere ancora una volta di liberare Mumia e di bandire definitivamente la pena di morte, un insulto per qualsiasi società che si consideri civile. Scriveva Albert Camus: “”Non vi sarà pace durevole né nel cuore degli individui né nei costumi della società sin quando la morte non verrà posta fuori legge””.
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