Terremotato anche il buon senso

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Priorità al danno non alla data della domanda

Pareri distorti (OnAir 9.00 e 19.30)

Buon mercoledì sismico
Esattamente tre anni fa, la prima scossa era già passata e purtroppo ne dovevano arrivare altre.
Il terremoto che tutti chiamano dell’Emilia, ha colpito duramente, buona parte del sud della nostra provincia e ha provocato danni e disagi che per 300 persone, ripeto 300 persone, ancora non sono finiti. Sono fuori casa e non sanno se e quando rientreranno.
Sono passati 1096 giorni, perché l’anno del terremoto era bisestile, e ancora non si vede la fine dei lavori e, in alcuni casi, nemmeno l’inizio, almeno per coloro che hanno avuto la sfortuna di vivere in condomino.
Siccome per i rimborsi è prevista la ricostruzione dell’intero complesso, si capisce come sia più facile procedere per una villetta che non per 10-12 appartamenti in un unico malmesso condominio.
C’é chi, a Moglia, (il centro più colpito subito dopo Mirandola), paga il mutuo per un appartamento che non avrà mai più.
Come è possibile? Come è possibile che la banca non venga fermata dalla sua voracità da chi ne ha l’autorità? E ancora; quante pratiche e quanti furbetti ci sono a chiedere il rimborso per edifici fatiscenti lontani dall’epicentro come gli Istituti Gonzaga a Mantova (5.000.000) o la cascina di Marcaria (1.300.000) ancorché le due località sono nell’elenco dei territori dichiarati terremotati?
Il buon senso direbbe che i rimborsi dovrebbero andare in ordine di priorità del danno e non, come invece avviene, in ordine di presentazione delle domande, e, aggiungo io, iniziando da chi è più vicino all’epicentro.
Ma pare che anche il buon senso sia stato terremotato.
A risentirci domani. Grazie
@robertostorti

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