Genesis “A trick of the tail” (1976)

Genesis “A trick of the tail” (1976)

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Discobase scelto e commentato da Paolo Bertoli, giornalista

Ascolta il Disco Base della settimana

1. GENESIS "Dance On A Volcano"
2. GENESIS "Squonk"
3. GENESIS "Robbery, Assault And Battery"
4. GENESIS "Ripples"
5. GENESIS "Los Endos"

discobase-fb-logorecensione scritta da Paolo Freddie

Dopo l’abbandono di Peter Gabriel dalla band, i restanti Genesis devono decidere a chi affidare il compito di cantante e leader della band. La scelta cade su Phil Collins, batterista della band, che già ai tempi di Peter Gabriel aveva dimostrato una grande qualità vocale (ne sono testimonianza canzoni come For absent friends e More fool me). Il gruppo è pronto a incidere nuovo materiale per un disco. L’album esce finalmente, nel febbraio 1976, e prende il nome di A trick of the tail (Il trucco della coda). Nonostante non sia un vero e proprio concept album nelle canzoni si sviluppano diverse storie di diversi personaggi, che vengono anche rappresentati nell’originale copertina su sfondo giallo.
Il lato A dell’album si apre con un pezzo dall’atmosfera molto mistica e dal clima molto epico, un pezzo rock potente nel quale Phil mostra tutta la sua abilità vocale. La canzone si intitola Dance on a volcano ed è di lunga durata come del resto le altre canzoni dell’album a parte la title-track, A trick of the tail, che dura quattro minuti. La seconda canzone dell’album è più dolce rispetto alla prima e Phil mostra in essa un timbro di voce molto dolce e limpido. Il testo parla in chiave ironica di un paziente che racconta al suo psicologo i suoi sogni. La terza canzone del lato A è un pezzo molto rock che si apre con un’imponente batteria che scandiscono il ritmo su cui Mike parte con il suo riff di chitarra elettrica. I membri dei Genesis hanno ammesso di essersi ispirati ai Led Zeppelin, soprattutto alla loro canzone, Kashmir, e a When the levee breaks. Il testo parla di una creatura dei boschi, lo Squonk, esistente nel folklore americano, che secondo la leggenda piange continuamente per la propria bruttezza e che, quando viene catturata dai cacciatori, si dissolve in lacrime. Il lato A si chiude con un pezzo dall’atmosfera molto struggente. Esso inizia con un assolo di pianoforte che sfocia nel canto calmo di Phil. Al centro della canzone il ritmo accelera per introdurre una parte più veloce in cui gli strumenti accelerano come la voce di Phil. La canzone si chiude con la melodia dell’inizio. Il lato B si apre con una canzone molto ironica e dal ritmo molto festoso. Essa parla di un rapinatore che riesce a sfuggire tutte le volte ai poliziotti freddandoli tutti sul momento. Questo pezzo presenta un assolo molto inusuale e complicato di tastiere “Made by Tony Banks” in 13/8.
Il secondo brano del lato B è un magnifico pezzo in cui Phil sfoggia tutta la sua qualità vocale e che diventerà un cavallo di battaglia nei concerti. Ripples, attorno al quale gira una strana storia che Mike ci può raccontare, (il bassista dirà che la canzone era nata da un testo molto sconcio che parlava di studentesse inglesi scritto da lui), è un brano dall’atmosfera molto quieta. La title-track è nettamente inferiore agli altri pezzi forti dell’album, molto banale, si può dire, rispetto alle altre canzoni. L’album si chiude alla grande con un superbo strumentale, sublime, Los endos, che sviluppa in sè i temi di Dance on a volcano e Squonk. Un album meraviglioso che entra di diritto tra le perle del progressive. Phil si dimostra, per il momento, il degno successore di Peter Gabriel. Ai tempi, l’album sorprese sia la critica che i fan del gruppo, convinti che, senza Gabriel, la formazione fosse destinata ad un istantaneo fallimento. Ci fu un buon successo commerciale, con la terza posizione nelle classifiche britannoche e la trentunesima posizione in quelle statunitensi (posizione mai raggiunta dai Genesis fino ad allora).
L’unica cosa che si può dire per concludere è che i Genesis ai tempi non si sono demoralizzati per l’abbandono di Peter ma hanno dimostrato di essere un gruppo molto valido. Che aspettate? Vi aspetta l’ascolto dell’album.

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Fabrizio Malvezzi
Oltre a vicepresiedere come si conviene a un vicepresidente, ci guarda dall'alto dei suoi 192 cm. La foto non tragga in inganno.