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Giuseppe Flangini: alla Casa del Mantegna “Un percorso europeo” fino al 28 agosto

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La Provincia, con la mostra dedicata a Giuseppe Flangini (Verona 1898 – 1961), allestita alla Casa del Mantegna, approfondisce e mette a fuoco un percorso estetico che – come sottolinea Francesca Zaltieri (vicepresidente della Provincia) – «colpisce per l’energia e la forza della qualità artistica».

Abbiamo intervistato la curatrice, Cristina Renzo.

Si apre dunque una mostra che presenta circa settanta opere pittoriche e una ventina di disegni, opere fondamentali nel percorso artistico dell’autore la cui attività si è svolta prevalentemente tra Italia, Olanda, Belgio e Francia, in luoghi che gli hanno consentito di assumere una mentalità aperta e, appunto, europea. Una scansione cronologica, a cominciare dalle opere giovanili degli anni Venti, che  propone immediatamente il nitore dei primi paesaggi dell’artista, calati in un’aura sognante, tra toni bruni, terrosi e malinconici, con una personale meditazione sulla pittura post-impressionista. E lungo il percorso espositivo, la sua pittura si apre sulle suggestioni sviluppate, nel corso degli anni Trenta, a seguito dell’amicizia con James Ensor, con il quale, in numerose occasioni, si trovò a discutere d’arte e  con cui approfondì tematiche a lui molto care, come quella della maschera. Parallelamente l’artista comincia a prediligere paesaggi urbani e industriali, la rappresentazione del lavoro dei minatori, dei pescatori, dei sabbionai, dei contadini: il lavoro e la fatica umana diventano temi fondanti della sua poetica.  Nel dopoguerra, sempre più a contatto con ambienti italiani ed europei, Giuseppe Flangini raggiunge la pienezza artistica. La luce ereditata dalla grande pittura veneta asseconda ora un cromatismo sempre più forte e intenso e i suoi paesaggi si caricano di inedita forza espressiva e di una soggettività dirompente, in cui i grigi, i neri, i bianchi freddi e i colori di nebbia e di fumo rimandano al Nord, ai luoghi in cui visse Van Gogh.

Gli ultimi anni di Flangini, dal 1959 al 1961, sono poi caratterizzati dalla genesi di un nuovo e felice cromatismo riconducibile alle esperienze dei fauves e di de Vlaminck in particolare, e le sue ultime opere diventano testimonianza del perdurare di una ricerca sempre aperta e vitale, tragicamente interrotta dalla morte, nell’agosto del 1961.

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Dal 2007 a Radiobase scrive, parla, un pò coordina e tanto si diverte a raccontarvi tutto quello che meritate di conoscere. Da aprile 2016 ha il piacere di ricoprire il ruolo di Presidente di Radiobase Soc.Coop.