Palazzo Ducale protagonista al Salone del Restauro di Ferrara

Palazzo Ducale protagonista al Salone del Restauro di Ferrara

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Al Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali in corso a Ferrara (una tre giorni riservata agli operatori del settore, realizzata insinergia con il Mibact), il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova diretto da Peter Assmann è stato preso come riferimento per i musei nazionali con autonomia, al centro di un focus diretto da Manuel Roberto Guido.

Il moderatore ha esordito sottolineando come la riforma sia tra i cardini del Ministero, ma sia sicuramente una riforma non finita: un decreto in itinere costituirà il trasferimento di alcune aree archeologiche ai poli museali. Grande novità della riforma è stata la creazione dei musei dotati di autonomia speciale, con una configurazione nuova rispetto al panorama del ministero e che rientra in un percorso di dibattito protrattosi per almeno due decenni. La riforma sta per raggiungere la sua conclusione, ma è ben lontana dall’aver raggiunto una conclusione dal punto di vista operativo. È quindi intervenuto Fabio Donato, presidente CTS Musei ed economia della cultura – Università di Ferrara. Donato ha ripercorso la storia della riforma, figlia della crisi economica iniziata nel terzo trimestre del 2007. Le risorse prevalenti hanno avuto in quel contesto processi di riduzione (pubblico -35%, privati -40%, fondazioni bancarie -50%). Anziché procedere a riforme organiche per ridefinire il settore, si sono avuti piccoli interventi di aggiustamento. Ne è derivata una sofferenza, con una riduzione del livello quantitativo (e qualitativo) degli eventi culturali, fino alla chiusura di alcune realtà. Il blocco del turn over è stato uno dei palliativi introdotti nel sistema, ma la presenza dei giovani sarebbe stata elemento essenziale e fondamentale. Con la Riforma Franceschini, si è avuta finalmente una riforma di natura strutturale. A livello internazionale, a partire dalla presidenza italiana della commissione europea, mutano le policy dell’Unione Europea: l’Italia definisce e non recepisce semplicemente. I punti chiave sono i musei autonomi, i poli regionali, la separazione tra tutela e conservazione, il riavvicinare i cittadini alla riappropriazione del patrimonio culturale, il tentativo di far ripartire i giovani, il tentativo di portare a compimento i progetti aperti. Piuttosto, con i Poli regionali non si sta procedendo con sufficiente velocità nel passare da Poli regionali a sistemi culturali locali. È un’entità amministrativa che va accompagnata alla creazione di sistemi culturali omogenei comprendenti musei statali, pubblici e privati, imprenditori. Per quanto riguarda i musei autonomi occorre ragionare sui nodi da sciogliere e sui nodi da portare avanti, la governance appare molto diversa nei vari musei. Delicato è il tema del personale: un soggetto non può essere autonomo se non c’è la leva sul personale. È inutile, inoltre, pensare alla riduzione dei costi, piuttosto occorre pensare come aumentare i ricavi. Viviamo un momento di crisi europea che è a livello identitario, che non si risolve a livello finanziario, ma costruendo un’Europa basata sulle persone e sul concetto di pace.

Ha quindi preso la parola il direttore del Museo del Palazzo Ducale, Peter Assmann, incentivato dal successo che il museo ha avuto in ques’ultimo anno. Assmann ha esordito con un viaggio nel Palazzo Ducale, soffermandosi sul nodo cruciale che è il personale, in quanto l’autonomia non può esistere senza poter assumere e scegliere il personale. Dopo aver ripercorso la storia del palazzo Assmann ha introdotto il lungo elenco di progetti realizzati e da portare a termine, ricordando come sia importante riportare gli artisti a Mantova, come residenzialità e come opere; intensificare i legami con le università, in particolar modo di Verona, Venezia e col Politecnico di Milano, ampliare l’offerta del palazzo. Tra i progetti citati dal direttore vi è quello dell’apertura del passaggio verso la basilica Palatina di Santa Barbara, ma anche l’apertura del ristorante nel museo (con tutte le difficoltà di realizzare gli appalti), e La Galleria per l’arte contemporanea. Grande risalto ha avuto il progetto relativo allo studio della Pala della Trinità di Rubens, ma anche la sala multimediale del Politecnico, l’inserimento delle copie dei Fasti Gonzagheschi del Tintoretto nelle sale dei Marchesi e dei Duchi, il cantiere aperto nella Sala di Manto, e i numerosi restauri svolti in museo. Lo sforzo svolto dal museo è stato quello di arrivare ad una serie di progetti all’interno di un quadro omogeneo, anche attraverso una linea chiara della comunicazione, con un logo specifico, l’individuazione degli accessi al museo, il nuovo sito internet, le campagne instagram, le nuove tipologie di bigliettazione, le numerose mostre realizzate, le acquisizioni di opere d’arte… Il successo strepitoso, come ribadito dal moderatore, è quello dei 363.173 visitatori nel 2016 con percentuali elevatissime di incremento (un risultato, peraltro, che sembra aumentare in questi primi mesi del 2017).

È infine intervenuto il direttore del Palazzo Ducale di Urbino, Peter Aufraiter, che ha ricordato come anche per la Galleria Nazionale delle Marche le difficoltà siano grandi, in quanto manca il personale e quello presente si confronta con una situazione mai vissuta precedentemente, e in gran parte è in procinto di andare in pensione. Purtroppo, perché chi come lui ha lavorato in altri Paesi ben sa dove si può arrivare se si vuole. Però la riforma è stata necessaria e funziona. Il museo è considerato un po’ come un’azienda che vende il prodotto più bello del mondo: l’esperienza culturale. Il sistema del personale è complesso e implica che ci si rivolga a fornitori di servizi esterni, che sono peraltro più costosi. La speranza è che la riforma possa essere più rapida, e il progetto di cosa realizzare nei musei nel primo anno è, per questo, diventato quello che verrà fatto nei primi quattro anni. Occorrerebbe poter intervenire direttamente, con qualche strumento, sul personale ad ogni livello, per essere maggiormente adeguati ai progetti e rispondere nel migliore dei modi alle esigenze del museo e dei turisti.

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Federica Nota
Classe 1990 e una vita piena di paradossi. Da bambina non parlavo con nessuno, da grande ho preso un po’ di lauree in comunicazione e media, e ne ho fatto il mio mestiere, che adoro. Ho vissuto per qualche anno all’estero: la Svizzera mi ha adottato e la Spagna mi ha abbracciato, ma l’Italia rimane il mio nido. Racconto il mio territorio, conoscendo quello che sta al di là delle dogane. Ma dato che sono cresciuta a sbrisolona e Sailor Moon - Paladina della giustizia, tra le altre, mi occupo anche di mediazione interculturale e libertà civili. Qualcuno a volte, mi definisce Don Chisciotte contro i mulini a vento. L’ironia e la libertà sono gli unici modi che conosco, e sono quelli che voglio comunicare ai microfoni di Radiobase. Il mio motto? Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati.