ETICHETTE DISCOGRAFICHE, LE GRANDI SCONOSCIUTE CHE CI PROPONGONO LE MUSICHE CHE AMIAMO

ETICHETTE DISCOGRAFICHE, LE GRANDI SCONOSCIUTE CHE CI PROPONGONO LE MUSICHE CHE AMIAMO

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La storia delle etichette discografiche, le multinazionali che circa da un secolo e mezzo procurano al mondo la forma di intrattenimento per eccellenza: la musica.

Sapete chi sono Ed Sheeran? I Coldplay? I Beatles? Scommetto di si. Sapete come mai sono conosciuti? Grazie alle case discografiche (la cui storia, in generale, dura dal secolo scorso, se non da prima)!
Facciamo però un passo indietro e chiariamo COSA SONO queste fantomatiche case discografiche. Semplicemente sono le aziende che si occupano di produrre e pubblicizzare i brani di un determinato artista. Producevano, anni fa, i vinili, poi le musicassette, poi i Cd. Oggi la maggior parte delle canzoni acquistate si trovano, in formato digitale, su internet. Le case discografiche si occupano anche della pubblicità e della promozione o di un artista oppure soltanto (ma è una cosa più unica che rara) di un album soltanto.
Inizialmente (e sto parlando della prima metà del XX secolo) le case discografiche erano l’unico mezzo per diffondere la musica, dunque chi voleva produrre musica puntava ad avere un contratto con una casa discografica. Il contratto giovava alla casa discografica perché le serviva per farsi conoscere sempre di più con il contributo di sempre più artisti e lo stesso contratto giovava agli artisti, che in primis non avevano altro modo per farsi conoscere e in secundis perchè le case discografiche procuravano il necessario per la produzione dei brani. Con l’avanzare degli anni le Major cominciarono però a prendere sempre più potere nelle produzioni dei loro artisti, fino a quasi far loro cambiare totalmente genere musicale e contenuti. Insomma, le Major lentamente stavano mettendo sempre di più il loro zampino nelle produzioni dei loro musicisti.
Dagli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, invece, la “musica” è cambiata: sempre più artisti e gruppi volevano autoprodurre i loro brani, visto che era diventato sempre più semplice comporre musica senza troppi strumenti grazie all’avvento dei sintetizzatori e dei mixer, decisamente più portabili della strumentazione di un’intera band. Anche il modo di ascoltare la musica era cambiato: non c’era più bisogno di un giradischi o di un mangiadischi poiché era sopraggiunto il Walkman, che richiedeva cassette o più recentemente cd per funzionare, oppure quelle grandi radiolone che si vedono sempre nei film di quegli anni. In ogni caso entrambi erano certamente più portatili del grammofono, anche se la qualità audio era peggiore.
Insomma, il mondo della musica stava cambiando e le major, che col tempo erano diventate inutili e “anziane”, non riuscirono ad adattarsi in tempo: nacquero così le etichette discografiche indipendenti, che presero sotto la loro ala artisti giovani e promettenti, assicurando loro un successo pari o addirittura superiore a quello che avrebbero ottenuto con una major e promettendo una quasi totale libertà sui pezzi da loro prodotti. Questo determinò dunque l’enorme successo delle etichette indipendenti, mentre le major si stavano avviando verso un momento di crisi.
Negli ultimi anni si sta assistendo ad un’ulteriore prova del cambiamento continuo della musica: con l’avvento di internet si sono diffusi anche dei siti dove si può comprare musica direttamente in formato digitale. Il punto di forza di questo tipo di vendita? L’assenza della “scomodità” di avere un archivio fisico (cd e cassette, soprattutto) dove sono contenuti i vari pezzi, oppure se c’è un archivio fisico si tratta di smartphone o iPod, dunque strumenti con altissima capienza, qualità superiore e con più usi del solo ascolto di musica. La vendita online ha così avvantaggiato le Major, che adesso sono responsabili della vendita della maggior parte delle canzoni che ascoltiamo ogni giorno, alla radio o sui nostri telefoni, e così sono ritornate ad avere il controllo del mercato musicale mondiale. La vendita online ha inoltre avvantaggiato gli artisti indipendenti: non c’è bisogno di avere un contratto con una casa discografica per vendere le proprie canzoni sugli store online, dunque ora chiunque, indipendente o affiliato ad una casa discografica, ha l’opportunità di farsi conoscere.

Berardi Giacomo

Progetto COalCO

Alternanza Scuola Lavoro