Intorno alla Torre della Gabbia

Intorno alla Torre della Gabbia

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La Torre della Gabbia, luogo intrigante e suggestivo della nostra città, è da tempo a sua volta “ingabbiata” e il sindaco promette che fra non molto sarà restituita più che mai bella e fruibile per la comunità. Proviamo ora a guardare Mantova dalla sommità dei suoi 55 metri di altezza: siamo nel più alto e intrigante belvedere cittadino.

Questa torre che solletica le nuvole fu costruita più di otto secoli fa. Apparteneva alla famiglia degli Acerbi e fu venduta, nel 1281, dai fratelli Monzono, Antonio, Acerbino e Montino (anche questi nomi suggestivi!) a Pinamonte Bonacolsi, della famiglia che precedette i Gonzaga. Dalla torre appare la dimora sottostante, l’originaria organizzazione di ciò che rimane del palazzo merlato dei Bonacolsi i quali, a partire dal 1281, per dare lustro al potere acquisito dal proprio consorzio familiare, cominciarono a progettare, a partire dalla nostra torre e dal complesso palaziale di riferimento, un sistema difensivo imperniato su altre due torri gentilizie, situate a poca distanza l’una dall’altra e collegate tra loro da una serie di passaggi di tipo “impalcato militare” (Torre degli Zuccaro e Torre dei Bonacolsi). Tutto ciò corrispondeva perfettamente all’idea del tiranno di voler signoreggiare tutta la città vecchia e tenere in soggezione il Libero Comune.

Con la cacciata dei Bonacolsi (1328) lo stabile fu trascurato per parecchio tempo finchè conobbe una stagione di ingenti interventi, sia negli interni che nella ridefinizione della facciata rivolta verso Via Cavour, quando, nei primissimi anni del Cinquecento, parte di quel complesso, quello ricomprendente la torre della Gabbia, pervenne alla famiglia Guerrieri.

E quanto all’intitolazione della torre? La Torre è conosciuta in realtà con un nome che non le appartenne se non a partire dal Cinquecento, quando l’imponente parallelepipedo di rosseggianti mattoni fu trasformato in prigione. Fu solo all’epoca del duca Guglielmo Gonzaga che si immurò il lugubre arnese di tortura della gabbia, e, come  attestano vari documenti, nel 1576 unfamoso borsaiolo, un tal Marchino Zigantifutenuto per oltre tre mesi racchiuso in quellaGabbia.

Comunque, come si diceva, accanto alla torre trasformata in luogo di detenzione e di pena, tutto  l’antico edificio rinnovò i propri fasti nel Cinquecento, con la famigliaGuerrieri Gonzaga, secondo i canoni stilistici del tempo. Fu Federico II Gonzaga, il venti gennaio del 1526, che concesse infatti definitivamente a Ludovico Guerrieri la torre e il palazzo, insieme con l’arco collegato.

E le altre torri? Se avrete pazienza ne parleremo un’altra volta.