Il conto salato della terra che calpestiamo

Il conto salato della terra che calpestiamo

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Buon lunedì rispettoso

È vero che anche nel 1985 è successo che nevicasse a maggio, ma è anche vero che con così tanta frequenza e così tanti venti sta succedendo troppo spesso.

La terra che calpestiamo e imbrattiamo ci sta rispondendo con eventi che ci ostiniamo a definire straordinari mentre stanno diventando ordinari.

La testimonianza che i venti non soffiavano così forte, sono gli alberi alti e grossi che cadono mentre prima resistevano a venti molto ma molto meno impetuosi.

I lungomari, e adesso anche i lungolaghi come quello del Garda, sono insufficienti a contenere le onde che si infrangono, i porti non riparano più le barche che troviamo rovesciate, i campi sono annegati da troppa pioggia in troppo poco tempo, le gemme gelano invece di fiorire.

Un bel conto, quello presentato ieri, che speriamo di non dover pagare anche domani, dopodomani o la settimana prossima.

Dobbiamo cambiare stile di sfruttamento delle risorse, meglio, dobbiamo smettere di sfruttare e imparare a usare, rispettando, l’unica terra che abbiamo.

A risentirci, o a rileggerci, alla prossima occasione. Grazie

@robertostorti

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