Quando Fortunati imparava il mestiere

Quando Fortunati imparava il mestiere

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Gianni BreraQuella sinfoniacon la penna Bic

7 aprile 1984, stadio di Verona: Italia-Cecoslovacchia.

Radiobase al seguito della Nazionale campione del mondo?

È un sogno che si avvera, grazie all’amico segretario del Verona Enzo Bertolini trovo collocazione in tribuna stampa e faccio il mio servizio con interviste dopo l’1-1. Sento Bearzot, Bagni (autore del gol) e poi mi fiondo in sala stampa.

È aprile ma la nebbia del tabacco riempie il locale come per San Biagio. Mi piazzo a un tavolo e lì vicino c’è Gianni Brera, il sogno è realtà, lo guardo come fosse Woodward o Bernstein, gli eroi del Watergate.

Per fortuna lui non bada a me, estrae una Bic da 100 lire (mentre tanti hanno la Montblanc o altre fatue coreografie), piglia il suo anonimo notes e comincia lo spettacolo… La penna ricorda Klaus Dibiasi nei suoi tuffi perfetti, vola sulla carta come mai ho più potuto vedere senza staccarsi mai dal foglio, esegue una sinfonia silente che vale più di tante vuote lezioni sul giornalismo.

Pochi minuti da pelle d’oca poi Brera si allontana verso la cabina telefonica e da lì inizia a dettare una delle sue perle, per le quali ancor oggi lo ringrazio.

Alberto Fortunati