Al trist, al pégar e ‘l galpédar

Al trist, al pégar e ‘l galpédar

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la partita vista dal Ciffo

Dovete sapere che il Mantova, fino a un quarto d’ora dalla fine, aveva giocato così … bene che mi era venuto in mente di ripetere il titolo messo al commento della partita con la Sambenedettese (“Al trist, al pégar e ‘l malsicür”= il triste, il pigro e il malsicuro), quand’ecco che improvvisamente il Mantova si sveglia, pareggia, e rischia di vincere. Allora invece di “malsicür” ho messo “galpédar” che per noi mantovani vuol dire scaltro, furbacchione da cui ci si deve guardare perché sempre ti può fregare. Di per sé “galpédar”, secondo l’Arrivabene, significherebbe “rigogolo nostrale, uccello che si pasce di fichi, more, ciriege e simili frutti”. Ma dev’essere, oltre che mangiatore di frutti, anche un uccello furbo di cinque cotte, se il suo nome per i mantovani è usato per definire un ladruncolo o un dritto matricolato. Fatto sta che il Mantova, dopo essere stato “in balìa…dei veronesi” (la Voce) per quasi tutta la partita, da buon galpédar, ha carpito alla fine questo pareggiotto, che comunque accontenta entrambi i mister. Donca, contentémas anca noaltar.

Ed eccovi quattro disegni: i due gol e due occasioni, una per parte, che ratificano l’1-1.

2’: tal Delcarro testeggia appena fuori su cross sinistrorso. (clicca sul disegno per ingrandirlo)

25’: risponde Guccione, lanciato da Zibert, con un sinistrone da fuori, ma il Giacomel portiere mette in corner. (clicca sul disegno per ingrandirlo)

28’. Bella azione veronese: Bentivoglio – Lonardi – Pittarello che schiaccia in porta anticipando Milillo e fregando Tozzo. (clicca sul disegno per ingrandirlo)

34’ della ripresa. Anche l’azione gol del Mantova è bella: Militari – Gerbaudo – Ganz galpédar d’area che lascia tutti di stucco. L’è fata e l’è bastansa. (clicca sul disegno per ingrandirlo)

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