La principessa Polposa

La principessa Polposa

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Per le piccole storie di Maria Vittoria Grassi

C’era una volta una principessa molto grassa.

La madre, la regina Ossuta, aveva sempre fatto di tutto, durante la sua vita, per ingrassare un po’: era così magra che le ossa le bucavano i vestiti e le sarte di corte dovevano continuamente svolazzarle intorno per rappezzare o sistemare mutandoni, vesti sopravvesti e mantelli che si tagliavano e cadevano da tutte le parti.

Così quando mise al mondo una figlia decise che l’avrebbe resa bella grassa. Quindi, nonostante il parere contrario del consorte, il re Succube, la chiamò Polposa e si occupò personalmente dei suoi pasti.

Solo latte al cioccolato, pasticcini, patate, spaghetti al sugo, salsicce … la cuoca di corte, Zuppiera, e il cuoco, Intingolo, non sapevano più come fare per nutrire adeguatamente la povera Polposa.

Il re Succube tentava: “Cara, non credi che un po’ di insalata mista e qualche frutto farebbero bene alla piccola?” “Pensa per te – ribatteva seccata Ossuta – la bambina deve crescere bella sana, non come te e i tuoi antenati che sembrate degli attaccapanni ambulanti!”.

Succube sospirava guardando mesto il suo ciambellano, Sonfiero, che scuoteva la testa. “Maestà ricordatevi dei vostri gloriosi avi – diceva – Barbablù, che ha ucciso sei mogli, Enrico VIII che amava la decapitazione …”

“Basta così – ribatteva Succube – erano antenati poco pazienti …”.

Così Polposa crebbe come poté: infagottata e straripante nei vestiti sempre troppo stretti, ondeggiava su scarpette che le facevano arcuare il piede e, a tavola, guardava sconsolata le montagne di cibo che Ossuta (più scheletrica che mai) le faceva portare.

Per la verità Polposa aveva un bel viso roseo e gentile, occhi luminosi e capelli biondi e soffici ma il resto del corpo appariva informe e sgraziato e a corte, al suo passaggio, tutti si scansavano temendo di farla rotolare sul pavimento.

Quando venne il giorno del suo diciottesimo compleanno Ossuta decretò che si doveva pensare al fidanzamento e alle nozze. “Nostra figlia, bella e prosperosa com’è – disse a Succube – non può sposare il primo nobiluccio striminzito che si presenta! devi importi, caro marito, e fare un bando come si deve!”

“Sì cara!”  disse Succube, ricevendo un rispettoso calcio da Sonfiero, e così fu fatto.

“Cercasi principe ricco e bello e formoso anche se stupido – diceva il bando – per principessa morbida e appetitosa!”. “farà gola a pasticceri e macellai!” – borbottò Sonfiero, che aveva un debole per Polposa … I pretendenti nobili ci furono: il principe Forchettone, il granduca inglese Barbecue, il conte Graticola … tutti belli grassi e rosei ma così tonti da non riuscire nemmeno a chiedere la mano della principessa.

Il ciambellano, Sonfiero, assisteva atterrito e arrabbiato, guardando con dispiacere il viso triste di Polposa, che continuava a dire di no, finché, avvicinandosi, Sonfiero notò qualcosa nella principessa che gli parve strano: all’improvviso fu come preso da un raptus: afferrò una forbice appuntita e si avventò sulla principessa!

Ma no, cosa avete immaginato !, non la sfiorò neanche, ma le scucì in più punti il vestito. Ci fu come un’esplosione e si scoprì che la principessa non era grassa ma infagottata in vestiti di almeno quatto taglie inferiori al normale in cui la regina Ossuta la imbottigliava perché sembrasse bella grassa come piaceva a lei.

Liberata da abiti e scarpe strette Polposa apparve snella e graziosa, finalmente capace di respirare e sorridere.

Succube, felice e ringalluzzito rinchiuse Ossuta in un ripostiglio per tre mesi a pane e acqua, mentre si celebravano felici nozze tra Polposa e Sonfiero, l’astuto e coraggioso ciambellano!

 

Un caro saluto da Vittoria e alla prossima!

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