La principessa dalle unghie lunghe

La principessa dalle unghie lunghe

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Le piccole storie di Maria Vittoria Grassi

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C’era una volta una principessa a cui crescevano troppo le unghie dei piedi.

Già alla sua nascita il problema era risultato evidente: la regina sua madre le aveva appena infilato certe deliziose scarpine di lana rosa, confezionate con le sue regali mani. che dieci unghiette erano sbucate fuori trasformandole scarpette in due piccoli colabrodi.

All’età di sei mesi la principessa, a cui era stato dato il nome di Mioccorresempreunalima (ma che tutti chiamavano affettuosamente Miocco), camminava già benissimo grazie alle sue unghie che le permettevano di stare in equilibrio sui piedi come su due piccoli rastrelli.

Quella che metteva tutti in ansia era la difficoltà di provvedere alle principesche calze e scarpe: finché si era d’estate la cosa poteva risultare piacevole (“piede aereato piede profumato” diceva sempre il re suo padre (che si chiamava Facciorima ed era un amante dei saggi detti), quando invece arrivava il freddo per la povera Miocco erano guai: raffreddori, geloni, dolori articolari… e chi più ne ha più ne metta.

“Piede ghiacciato bronco fregato” dichiarava allora il regale medico, (che si chiamava Chiaroetondo ed era  poco raffinato).

Per tutto il resto la principessa cresceva bella e simpatica e tutti le volevano bene, soprattutto per lo spirito con cui affrontava il suo grave difetto: con le unghie dei piedi aiutava il giardiniere a rastrellare il parco dalle foglie cadute, reggeva le matasse di sua madre perché dipanasse la lana, infilzava i polli quando dovevano essere tolti dallo spiedo… insomma si rendeva utile in mille modi.

Il calzolaio di corte, Tomaia, per amor suo aveva inventato delle speciali “scarpe con scolatoio” in cui le gocce che si formavano. per il freddo, sotto le unghie, cadevano in appositi canaletti ricavati nella suola, mentre la magliaia di corte sferruzzava per lei resistenti calzettoni estensibili copriunghie.

Con tutto ciò il problema era grande e divenne ancora più insostenibile quando Miocco, divenuta damigella, cominciò a dover affrontare la vita di società.

Mentre ballava o pranzava con un distinto principe, ad esempio. le sue unghie potevano arrivare a scalfirgli il fondo dei pantaloni o a fargli il solletico sui polpacci, oppure, quando conversava con le dame di corte, le unghie le si impigliavano negli abiti e negli strascichi creando cadute rovinose o disastrosi strappi. Molti quindi gli incidenti e le proteste:

“Gente che parla, non ascoltarla” diceva Facciorima, o anche “Se sei onesto che importa il resto”, ma il medico precisava: “Onesto o no pensaci un po’” e “Donna parlata spesso lasciata”.

Passarono alcuni anni senza troppi cambiamenti. Finché un giorno …

Un giorno capitò dalle parti del castello di Miocco un famoso menestrello, Odimiancòr, che si guadagnava da vivere suonando per le corti deliziose canzoni d’amore e accompagnandosi col mandolino.

Odimiancòr non era particolarmente bello ma molto romantico e faceva impazzire dame e damigelle soprattutto quando intonava il suo più grande successo ” Alla corte di Re Artù non ci tornerò mai più” (gliela aveva insegnata un certo Sir Lancillotto che…. ma, scusate, questa è una storia diversa).

Quando re Facciorima seppe del suo arrivo, subito lo invitò a tenere un concerto alla reggia e radunò persino un gruppetto del DAMS (Dignitari Amanti della Musica Senzasoldi) perché, mangiando gratis, facessero un po’ di claque.

Odimiancòr, circondato dai sovrani, dai cortigiani e dai Dams, intonò il suo pezzo forte e, quando arrivò alla strofa centrale, “O re Artù, O re Artù sei più freddo di un igloo”, si esibì in un “pizzicato” che mandò gli astanti in visibilio. Egli stesso, del resto, rimase stupito della propria abilità e decise di concedere un bis difficilissimo del suo repertorio, una canzone che non sempre gli riusciva, nonostante la melodia fosse affascinante.

Anche questo pezzo, “Cade la neve fiacca sulla mia giacca”, riuscì particolarmente ricco di deliziosi tintinnii. Facciorima era così entusiasta che non trovava rime sufficienti per commentare il concerto, persino il regale medico Chiaroetondo, per quanto rozzo, non poté fare a meno di asciugarsi il volto per la commozione e dichiarò che “Cade la neve fiacca sulla mia giacca” era una melodia così incantevole che avrebbe resuscitato persino i morti.

Il menestrello però, che, oltre ad essere simpatico era anche onesto, capì che quel successo non era tutto opera sua e, indagando, venne a scoprire che Miocco, con le unghie dei piedi, aveva accompagnato le sue canzoni a meraviglia, arpeggiando, sotto il regale tavolo, con le perline della frangia della tovaglia.

Inutile dire che tra i due sbocciò un grande amore, che si sposarono, che fondarono un eccezionale Duetto Musicale (famosi le loro sinfonie per Unghie e Mandolino) e che Odimiancòr divenne re col nome di Menestrello Primo.

“Se ci sai fare, non disperare” disse Facciorima quando nacque il primo nipotino, e “Dammi la trincia, si ricomincia” sospirò il povero Chiaroetondo quando vide spuntare dieci piccole unghie dalle scarpette di lana confezionate appositamente per il battesimo.

 

Un caro saluto e alla prossima da Vittoria!

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