Chick Corea Elektric Band “Eye of the beholder” (1988)

Chick Corea Elektric Band “Eye of the beholder” (1988)

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Chick Corea Elektric Band
“The concert in Central Park”, 1988 (GRP records)
Jazz

di Luca Petruzziello

Come ai tempi delle big band, le stelle indicano la direzione; ma come definire band un vero è proprio super gruppo?
Perchè ciò  è quello che è la Chick Corea Elektric Band I (la II vedrà Earl sostituire Patitucci al basso).
Weckl,  Marienthal, Gambale  e Patitucci (questi ultmi due insigniti delle cittadinanze onorarie dalle loro origini italiche) non sono dei semplici componenti;  le carriere solistiche nel tempo lo hanno ampiamente dimostrato!
Devo dire che sono stato molto combattuto, in quanto, come appassionato, anche  la produzione in Trio Acustico ( Corea, Weckl e Patitucci) meriterebbe un posto  tra le pietre miliari.
Ma torniamo al lavoro che ci interessa uscito nel 1988, terzo lavoro della band dopo i successi e le vittorie, di grammy, dei precedenti; ci si aspeterebbe, quindi , un album in tono minore e con qualche tocco tipico delle produzioni GRP dell’epoca…ma così non è!
La formazione offre la giusta maturità artistica per un progetto che resterà nella storia della fusion moderna; nell’epoca dei suoni facili, Chick ed i suoi amici aggiungo il “non semplice” che non guasta mai. Infatti, se anche al primo ascolto si percepisce immediatamente l’impronta di Corea, che spazia dalla musica orientale al blues passando per la sua passione “classica”, è con i ripassi sonori che si apprezza sempre più la qualità e la varietà compositiva.
I brani scorrono come un fiume di note senza sosta e con la continuità che meritano; come se gli artisti dessero l’impressione di averlo registrato nella loro mente in un’unica sessione.
Siamo già ad oltre trenta anni di carriera pianistica e compositiva di Corea, senza dimenticare i tanti progetti tra cui il nocciolo nativo dei Return to Forever con Stanley Clarke, ma la presenza da leader  carismatico è soltanto nel nome della band; ognuno ha i suoi spazi creativi, anche se la linea è ben definita.
Ho ascoltato più volte dal vivo la band nella formazione originale e non, ed è immediata la percezione che Corea lasci il giusto spazio a tutti, cosa che non  accade spesso; come fosse un gruppo di amici ,in un qualsiasi garage del mondo, a suonare prima di tutto per divertimento proprio ed altrui e poi per regalare al mondo un lavoro di pregio.
Undici tracce per esplorare il cuore e la mente, per comprendere che la musica nasce ed appartiene all’umanità senza distinzione!
Home Universe (2:43) ed Eternal Child (4:51); il tema iniziale, come quello finale, apre le porte alla modernità elettrica; in mezzo la vena poetica e mediterranea non solo di Cick ma anche di Frank ed Eric che si lasciano coinvolgere sfiorando la bossa più volte; a supporto le linee di basso di John come la drum di Dave.
L’assolo in acustica di Gambale non fa che impreziosire ciò che la band ci racconta.
Forgotten Past (2:58) ci ricorda la vena “classica” di Chick, che dopo aver sviluppato la parte iniziale ci lascia chiudere gli occhi dolcemente, avvolgendoci in una  danza senza tempo!
Passage(4:56) mette in chiaro subito la situazione start di Weckl seguito dalla profondità di Patitucci ed il marchio di fabbrica è bello che servito! Marienthal attende sornione il suo momento, mentre Gambale con  un ingresso rock dice che stiamo giocando con la fusion più sanguigna…
Beauty(7:55) Qui il tema morbido, ripetuto secondo i canoni classici, si estende per tutta la durata del brano, con qualche piccolo picco, giusto per ricordarci chi stiamo ascoltando; una vaga nota minimalista è comunque presente verso la metà del brano.
E siamo a Cascade (parte I[1:53] + parte II[5:18]), dove l’atmosfera ci porta all’inizio nei boschi pieni di nebbia e nelle atmosfere care a molti artisti new age.
Le ambientazioni continuano ad essere “morbide”, nonostante le incursioni elettriche ed il brano scorre veloce tra i cambi di paesaggi che gli artisti ci propongono, ed il piccolo elemento distorsivo finale ce lo conferma.
Neanche il tempo di assopirci, che l’inizio di Trance Dance(5:50) ci riporta alla realtà, lo “slap” di Patitucci offre la giusta dimensione ai brividi che Marienthal e Corea ci faranno provare quando il tema del brano sarà completamente svelato!
C’è da dire che Weckl non si stanca mai di dare supporto; ammorbidendosi al momento in cui Gambale si propone in chiave acustica.
Eye of the Beholder(6:38) non lascia dubbi: marchio Corea ogni secondo di ogni fraseggio!
Ogni commento sarebbe superfluo; Cuba, Brasile, Mediterraneo; possiamo viaggiare ovunque…l’Eletric I ci farà compagnia!
Ezinda(6:54); prima del gran finale la band ci tiene a riposo, con un brano che si sviluppa senza darci eccessivi scossoni e lasciandosi piacevolmente ascoltare.
Chiudiamo con Amnesia(3:26), dove la velocità esecutiva strizza l’occhio al bop ed al rock vecchia scuola…non me ne vogliano i puristi!
Il finale del brano è a sorpresa; Chick riprende il tema di Eternal Child, come a voler non chiudere un viaggio, che senza una sola ruga ci tiene compagnia da oltre trenta anni.

Buon ascolto!

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