Crosby, Stills, Nash & Young “Déjà vu” (1970)

Crosby, Stills, Nash & Young “Déjà vu” (1970)

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Crosby, Stills, Nash & Young
“Déjà vu””, 1970 (Atlantic)
Folk, Rock

di Riccardo Savazzi

Gli anni sessanta volgevano al termine quando l’album venne realizzato (luglio 1969 – gennaio 1970).
Erano gli anni della guerra in Vietnam, della rivoluzione femminista, degli Hippies ed il fuoco sessantottino della rivolta studentesca era tutt’altro che estinto.
Anni di forte contestazione caratterizzati da una gran voglia di far sentire la propria voce anche tramite la musica.
Innumerevoli i gruppi musicali che si formarono in quegli anni e che segneranno per gli anni a venire la storia del rock.
Tra questi il trio Crosby (ex The Byrds), Stills (ex Buffalo Springfield), Nash (ex Hollies).
A loro in seguito si unirà anche il “meno famoso” Young, che per un breve periodo aveva militato nei Buffalo Springfield di Stephen Stills.
Nasce così il quartetto conosciuto con il nome di: Crosby, Stills, Nash & Young.
Il loro primo album in studio è DÉJÀ VU, dove brani come “Teach Your Children” e “Carry On” sono diventati un classico della musica country, ed il brano “Almost Cut My Hair” è stato assunto ad inno dalla generazione Hippy.
I dieci brani che compongono questo album trasudano “west coast” ad ogni solco e con un può di fantasia, ad occhi chiusi, ci si può immergere nelle atmosfere delle terre dell’ovest, grazie al calore della voce roca e profonda di Stills, alla passione country in quella di Crosby ed ai toni alti e nasali di Nash e Young.
È un disco che ogni volta che lo ascolto suscita in me una forte carica emozionale e mi richiama alla mente le immagini del concerto di Woodstock dove “i quattro” si esibirono dal vivo.
Fantastico di essere tra quel pubblico che li ha visti salire sul palco, imbracciare le chitarre, scherzare con i microfoni ed iniziare a suonare e cantare come si fa tra amici di lunga data.

Buon Ascolto.

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La musica è stata ed è la colonna sonora delle mie giornate, di studio, di lavoro e di svago. Mi piace leggere, amo in modo viscerale la montagna ed in particolare, anche se può sembrare un paradosso, il Südtirol dove, da diversi decenni, trovo rifugio nei mesi estivi.