Anita Baker “Rapture” (1986)

Anita Baker “Rapture” (1986)

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Anita Baker
“Rapture”, 1986 (Elektra )
Jazz/Funk/Soul

di Luca Petruzziello

Nell’anno 1986 esce un album che farà parlare di sè ancora oggi; “Rapture” di Anita Baker, è sicuramente nella top ten delle produzioni più raffinate che abbia mai ascoltato, catturandomi sin dalla prima volta che posi il 33 giri sul piatto Technics che lo avrebbe riprodotto; unica copia in quel momento presente nella mia città natale (meno male che oggi c’è internet e san google).
Definiamolo come vogliamo: soul-jazz, adult r&b o qualsiasi cosa; la classe e l’eleganza gli appartiene come un diamante che già da grezzo, il lavoro precedente ( “The songstress”, con: “Will you be mine” e “Do you believe me” su tutte) non è affatto da buttare, si avvia a splendere per sempre !
Non a caso l’album(Rapture), vincerà diversi grammy consacrando ,nell’Olimpo musicale, una delle voci più belle dell’ultima parte del secolo scorso; e, come tutti gli artisti che ci mettono l’anima, la storia personale della Baker può toccare chiunque!
Che non sia un lavoro come tanti, lo si capisce dalla traccia di apertura “Sweet Love” dove la intro e la voce di Anita ci trasportano sin dalle prime note verso i luoghi del cuore;  le variazioni vocali ed i cambi di tonalità ci colpiscono subito lasciandoci quasi senza fiato. Brividi!
La grinta  iniziale, lascia spazio poi alla dolcissima “You bring me joy”; dove, giusto per chiarire, la voce di Anita avvolge l’ascoltatore in un caldo abbraccio come il sax in assolo che si fa notare  olre la metà del brano.
Siamo a “Caught in the rapture”, qui il ritmo si alza, non di molto però; con le percussioni di un certo Paulinho Da Costa che vanno ad impreziosire tutto il brano, mettendoci voglia di ballare con una persona speciale.
Non dimentichiamolo, siamo in periodo storico dove spesso si parla, nell’ambito jazz-soul, e non solo, di produzioni dozzinali; la presenza, quindi, di musicisti provenienti da collaborazioni di successo, pone il lavoro prodotto già in un contesto superiore alla media.
“Been so long” ci fa apprezzare sempre più le qualità vocali, sino ad uno stupendo accenno di scat.
Arriviamo a quella canzone, che come amo dire vale l’intero prezzo del lavoro acquistato;
“No one in the world”!
Tutta la prima parte del brano sembra la preparazione a ciò che ci racconterà verso la metà di quest’ultimo, dove vedremo l’artista ed il coro che andranno in crescendo per poi calare e preparare l’ingresso della parte strumentale e dirci, ahimè, che come sempre le cose belle hanno durata breve.
Non mi stancherò mai di ascoltarla, come spero molti di voi.
Cosa dire di “Same Ole Love”: se ti vuoi svegliare col piede giusto ed avere una visione diversa di ciò che ti aspetta durante la giornata, mettilo su ed il basso di Freddie Washington, oltre alla voce di Anita, ti daranno la carica giusta!
A volte davvero non servono decine di album e decenni di carriera per svelare un’artista; Anita Baker mi ha colpito sin dal primo ascolto come un’altra grande artista (Rachelle Ferrell)  e devo essere sincero, ho invidiato gli ingegneri del suono ogni volta che ho avuto l’opportunità di ascoltore l’album; con qualsiasi mezzo infatti lo si ascolti, la pulizia e la riconoscibilità dei suoni sono inequivocabili.
Cosa dire di più: che si sia in auto, veleggiando verso il mare aperto, osservando un tramonto indimenticabile, o semplicemnte nelle fredde serate invernali, “Rapture” ci offre la sua compagnia; non resta che accettarla e lasciarci andare.
Il lavoro successivo della Baker: “Giving you the best that i got”, se pur di pregio, e che vede sempre la presenza di molti musicisti di richiamo: da Omar Hakim a George Duke, passando per Paul Jackson Jr, già presente in Rapture, ed ancora lo stesso Da Costa, sarà solo il naturale seguito del mitico “Rapture”!
Infine, che Anita Baker ci abbia donato, davvero ‘tutto ciò che poteva’, a noi sognatori ottimisti, sparsi nel mondo (ed a molti artisti attuali di successo che la ringraziano nei loro concerti live), è senza dubbio l’impressione finale che si riceve ascoltando l’intera produzione!
God bless you Anita!

Buona musica, come sempre, a tutti…

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