Andrea Frigo; Ecologia integrale

Andrea Frigo; Ecologia integrale

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ANDREA FRIGO-ECOLOGIA INTEGRALE                         Strumenti utili per un happy planet

“Scienza e religione, religione e scienza sono due facce di uno stesso specchio attraverso le quali vediamo in modo oscuro finché, mettendole a fuoco insieme, scopriamo la verità”        (P.S. Buck,  Un ponte di passaggio, 1962).
Chi forse è riuscito a farsi strada nell’oscurità con questo gioco di specchi è Andrea Frigo, o meglio frate Andrea Frigo. Laureato in Scienze dei Materiali e con un Master sullo studio della fisica nucleare, Andrea sceglie di avvicinarsi al cielo non solo con la razionalità scientifica che il percorso di studi gli ha insegnato ma anche con una fede che ha maturato nel tempo e che l’ha portato a prendere i voti e a stabilirsi al Convento di Amelia, in Umbria. Ed è proprio il Convento ad offrirgli la possibilità di far dialogare Scienza e Religione: qui si trova un Planetario edificato negli anni ’80 che fra Andrea restaura, con l’aiuto dei confratelli, e apre al pubblico. Così in un luogo di fede viene creato uno spazio per parlare di astronomia, arte, musica, storia, filosofia e rispetto per la natura, integrando tutte le sfumature della conoscenza senza porre barriere, nella prospettiva dell’ecologia integrale sostenuta da Papa Francesco secondo cui tutto è collegato.

Dottor Frigo, la sua esperienza mostra come sia possibile trasformare il concetto di ecologia integrale in fatti: oltre alla gestione del Planetario, centro divulgativo che offre occasione di scambio reciproco, lei sta anche ricreando un lecceto e ha installato tre arnie con l’obiettivo di realizzare percorsi didattici. Può spiegarci che cos’è l’ecologia integrale e come lei ha deciso di sostenerla? E quale consiglio si sente di dare a giovani divulgatori scientifici o a comunità ecclesiastiche per riuscire a concretizzare progetti come quello di Amelia?                                          Potrei dire che l’ecologia integrale è un modo sano di vivere in armonia con se stessi, con i fratelli, con il creato e con il Creatore; cerchiamo di fare questo da frati e cerchiamo di farlo da sempre. In questi anni il fatto che la Terra abbia dimostrato molte ferite ci ha messi più alacremente all’opera per fare in modo che quest’armonia possa ristabilirsi. Quello che facciamo in convento è, partendo da noi stessi, dalla qualità delle relazioni fraterne, della vita spirituale e della preghiera, cercare di allargare questa bontà delle relazioni anche al mondo che ci circonda. Direi ai divulgatori che la scienza ha un grande compito perché può aiutare le persone a prendere consapevolezza delle ferite del mondo e anche dare un contributo al dialogo, insieme alla fede e alla spiritualità, per donare all’uomo strumenti concreti per vivere l’ecologia integrale.

L’attuale crisi ambientale ed economica dipende fortemente dall’errata convinzione dell’uomo di essere distaccato dalle altre specie animali e vegetali. Non crede che chi edifica barriere rispetto ad altre forme di vita diverse da sé possa edificarle anche rispetto ad un diverso da sé umano? E che come conseguenza nell’insegnamento cristiano di rispettare il prossimo si intenda come prossimo qualsiasi organismo?                                        Sì, credo che sia proprio così. In effetti lo dimostra anche la costruzione che l’uomo sta effettuando, in alcune parti del mondo, di mura per tenere lontano il diverso da sé, colui che può insidiare una certa forma di benessere e sicurezza. Le mura dimostreranno però di non essere efficaci perché nella stragrande maggioranza dei casi il povero è sempre quello che riesce poi a vincere, che riesce a ristabilire la giustizia. E Dio nella Bibbia è sempre dalla parte dei poveri, di coloro che sono perseguitati.

Nella Genesi si legge “Dio creò l’uomo a sua immagine […] maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra”. Questo è uno dei passi biblici che ha sostenuto l’idea che la religione cristiana sia decisamente antropocentrica. Come interpreta queste parole rispetto all’ecologia integrale, all’enciclica Laudato sì e al diritto di esistenza di ogni essere vivente indipendentemente dall’utilità che l’uomo può trarne?                                                       Purtroppo questo brano che mi hai citato è stato in certi periodi della storia anche sfruttato o letto male. Ultimamente, l’esegesi ha chiarito per l’ennesima volta che in realtà quella parola, soggiogare, può essere tradotta in modi diversi e va tradotta in modo diverso, perché l’uomo è custode, in realtà, del creato. Poi ricordiamoci anche un’altra cosa: non si devono fare mai letture intransigenti della Parola, che va sempre letta nella sua totalità e non nei singoli passi. Quindi la Bibbia va letta tutta insieme e anche alla luce dell’insegnamento di Gesù, che ha saputo vivere con grande umiltà, con rispetto dei poveri e della creazione. Quindi non si può fare una teologia su un versetto e neanche speculazione. Diciamo che il Papa, ultimamente, non ha fatto niente di nuovo se non riallacciarsi alla tradizione precedente e risollevare un fiume carsico che sempre c’è stato dentro la Chiesa. Quindi, se alcune volte lungo la storia è stata fatta una lettura diversa è stato per strumentalizzazione.

[Valentina Vitali]

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