Eugenio Finardi “Sugo” (1976)

Eugenio Finardi “Sugo” (1976)

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Eugenio Finardi
“Sugo”, 1976 (Cramps)
Pop/Rock

di Riccardo Savazzi

Il primo incontro musicale con Eugenio Finardi avvenne una sera, a metà degli anni ’70, al palasport di Bologna (concerto di Fabrizio De André).
Eugenio Finardi, accompagnato al violino da Lucio Fabbri, si esibì come apripista e come dichiarò anni dopo, “l’amicizia con Fabrizio De André (a tratti conflittuale, ma soprattutto fatta di sincera stima ed affetto reciproco) era iniziata quando il cantautore genovese si era presentato alla Cramps nel ’75, cercando un artista abbastanza provocatorio da attirarsi addosso le ire del pubblico più riottoso a inizio concerto (e di conseguenza fargli alleggerire le tasche da immancabili sassi e munizioni varie)”.
“SUGO” è il secondo album e contiene brani che diverranno dei classici per l’artista e per la musica rock italiana.
L’album di apre con un brano grintoso “Musica Ribelle” che tratta di temi adolescenziali (Anna ha 18 anni e si sente tanto sola, ha la faccia triste e non dice una parola, tanto è sicura che nessuno la capirebbe e anche se capisse di certo la tradirebbe), dell’insoddisfazione, dei sogni e delle speranze di un futuro diverso (è la musica la musica ribelle che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare).
Lo stesso Finardi dichiarerà: “Volevo che Musica Ribelle fosse un pezzo utile e travolgente. Che trasmettesse tutta la grinta e la potenza del Rock ma con tutte le caratteristiche della musica italiana: tonalità maggiore, melodia accattivante, perfino i mandolini, anche se elettrici e amplificati da un Marshall 200 watt ed un suono di synth suonato da Fariselli che riproduce le basse di una cornamusa sarda!“.
Il secondo brano “La Radio”, il cui testo (inno alle radio libere) rispecchia appieno l’idea che avevo e che ancora ho delle peculiarità che lo strumento radio deve avere, fu scritto “su commissione” per Radio Popolare e venne trasmessa, quasi ossessivamente, dalle radio libere che in quegli anni sbocciavano come funghi.
Durante il mio periodo di studi universitari a Bologna quella che ascoltavo con assiduità era Punto Radio; emittente che trasmetteva da Zocca (MO) e che annoverava tra le sue fila un gruppo di giovani DJ “per scherzo”, Vasco Rossi per primo, ma ai microfoni stavano anche un certo Gaetano Curreri, Maurizio Solieri e Massimo Riva, colonne portanti della Steve Rogers Band, il Gruppo che ha accompagnato Vasco al successo nei primi anni di carriera.
Scusate la breve divagazione.
Il terzo inciso è brano jazzato “Quazar”, poi a seguire l’aggressiva “Soldi” con il classico taglio rocchettaro di Finardi e a chiudere il Lato A un brano pop romantico “Ninnannanna”.
Il Lato B si apre con il brano “Sulla Strada” che ci riporta al ”rock di strada” del primo Finardi.
Seguono, “Voglio” (testo sognatore ed ottimista), “Oggi ho imparato a volare” (country-rock melodioso che in una tornata elettorale, se la mia memoria non mi tradisce, alcuni partiti tramutarono in “oggi ho imparato a votare e non me ne voglio più dimenticare”), “La C.I.A.” (brano reggaeggiante) e a chiudere “La paura del domani”.
In sala di incisione Finardi si avvalse di musicisti di alto livello; Ares Tavolazzi, Paolo Tofani e Patrizio Fariselli (ex componenti degli Area, fucina rock milanese del tempo), Alberto Camerini, Walter Calloni, Lucio Fabbri (PFM), Hugh Bullen, Lucio Bardi, Claudio Pascoli, Sebastiano Piscicelli e Luca Francesconi.
Perché come titolo dell’album SUGO?
È lo stesso Finardi che lo chiarisce: “Quando Gianni Sassi, fondatore dell’etichetta Cramps e mio discografico di allora, mi chiese il titolo del disco risposi: “SUGO, perché amalgama sapori diversi per condire musica italiana”.
“SUGO” fu uno dei primi vinili che portai a RadioBase; si perché allora chi trasmetteva, i dischi se li portava da casa ed ogni qualvolta lo riascolto la mente rivive quei momenti (gli anni dell’università e degli albori di RabioBase).
Ritengo Eugenio Finardi (dotato di un timbro vocale unico, riconoscibile all’istante) uno dei pochi cantautori rock (se non l’unico) che nel panorama musicale italiano abbia saputo esprimere, politicamente e musicalmente, le angosce esistenziali metropolitane, la rabbia e la ribellione giovanile degli anni Settanta; senza alcun dubbio un disco che storicamente ha dato il LA ad una delle vie del rock italiano.

Buon Ascolto.

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La musica è stata ed è la colonna sonora delle mie giornate, di studio, di lavoro e di svago. Mi piace leggere, amo in modo viscerale la montagna ed in particolare, anche se può sembrare un paradosso, il Südtirol dove, da diversi decenni, trovo rifugio nei mesi estivi.