Gianluca Ranzini; Turismo spaziale, Luna e Marte

Gianluca Ranzini; Turismo spaziale, Luna e Marte

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GIANLUCA RANZINI-TURISMO SPAZIALE, LUNA, MARTE   Presente e futuro dell’uomo nello spazio

Molti appassionati e avventurosi sognano di andare nello spazio. Nonostante sia un dato di fatto che i viaggi al di fuori della Terra sono ancora limitati a pochi fortunati, l’era del turismo spaziale è ufficialmente iniziata. Si tratta di un’attività che da decenni interessa le varie agenzie governative, e non solo. Sono stati conclusi i primi esperimenti, i primi viaggi che puntano a superare le nuove colonne d’Ercole cioè quel confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio, non più solo a beneficio della ricerca scientifica ma anche per puro svago. Tra i primi turisti spaziali, infatti, si elencano Richard Branson, che con la navicella Unity 22 della sua Virgin Galactic ha raggiunto gli 88-89 chilometri di altitudine, e Jeff Bezos, che per volare fino a oltre i 100 chilometri sopra il livello del mare ha utilizzato il razzo New Shepard della Blue Origin. I due milionari, in compagnia di un selezionato equipaggio, erano spinti solamente dal desiderio di provare i brividi di un’esperienza accessibile finora a pochissime persone, sperimentando l’assenza di gravità. Diverse società stanno però lavorando per rendere fruibile il sogno spaziale a sempre più persone, come la Axiom Space che vorrebbe creare una stazione orbitale a fini turistici. Questo susseguirsi di traguardi non è altro che l’anticipazione di come l’industria del turismo spaziale commerciale potrebbe diventare redditizia, portando a viaggiare per il Sistema Solare migliaia di passeggeri. Di questo ed altro si occupa l’astrofisico e giornalista Gianluca Ranzini, che indaga anche la possibilità di trovare la vita al di fuori della Terra.

Teoricamente, i prezzi dei biglietti di questi viaggi dovrebbero diminuire all’aumentare del numero di voli. È evidente, tuttavia, che la possibilità di intraprendere questi spostamenti spaziali, perlomeno all’inizio, sarebbe riservata solo ai più benestanti, in grado di permettersi una realtà di questo tipo. Lei, dottor Ranzini, cosa ne pensa? Crede che in futuro sempre più persone possano accedere a questa forma di turismo?                                       Per il momento sicuramente i prezzi sono proibitivi per delle persone normali, però l’obiettivo è proprio quello di rendere l’accesso allo spazio sempre più fruibile per un numero sempre più grande di persone. Elon Musk di SpaceX aveva dichiarato che il suo obiettivo era abbassare i prezzi per l’accesso allo spazio e di fatto lo sta facendo. Diciamo che, a breve termine, è ancora un tipo di turismo riservato a pochi fortunati, però in prospettiva i prezzi si dovrebbero abbassare sempre di più.

Durante la sua vita lavorativa ha avuto l’opportunità di sperimentare personalmente un volo parabolico sull’aereo dell’Agenzia Spaziale Europea, usato dagli astronauti per allenarsi. Cos’ha provato?                                                                       Il volo parabolico che ho fatto è stato una delle esperienze più belle della mia vita perché in quell’aereo si prova davvero l’emozione dell’assenza di peso. L’aereo fa delle manovre particolari, che sono appunto le parabole, praticamente sale e cabra, cioè sale molto rapidamente e ripidamente e poi si lascia andare in caduta in caduta libera, e in questa manovra si hanno 20-25 secondi di assenza di peso. Poi ogni parabola viene ripetuta circa 30 volte in un volo quindi si ha la possibilità di avere l’assenza di peso per un bel po’ di tempo. È una cosa bellissima che consiglio a tutti ed è ragionevolmente abbordabile.

Il turismo spaziale esercita un fascino indiscusso su molte persone ma, in cauda venenum, volevo chiederle, qual è l’impatto in termini di inquinamento di questi viaggi spaziali? E non crede che qualcuno potrebbe leggere in queste possibilità una via di fuga, un pianeta B dove vivere senza più curarsi dei pressanti problemi ambientali della Terra?                                Sicuramente c’è un po’ di impatto, anche se le grandi agenzie spaziali ci stanno lavorando. Ad esempio l’Agenzia Spaziale Europea ha un protocollo che sta cercando di ridurre il più possibile l’impatto ambientale di tutti i lanci fatti dalla base che c’è in Guyana francese, non solo di quelli per turismo. Per il fatto di voler andare verso l’esterno, non direi che è una fuga, anche perché non esiste proprio la possibilità di andare su un altro pianeta, neanche a medio termine. Parliamo di secoli per riuscire a mettere insieme un’astronave che possa andare verso altre stelle. Probabilmente è l’espressione, da un lato, del desiderio dell’uomo di esplorare, e in questo caso si esplora lo spazio, e dall’altro la possibilità di provare emozioni nuove e di vedere la Terra dall’esterno. Questo dovrebbe far capire quanto è bella ma anche fragile e quindi far nascere un sentimento ancora più forte di protezione nei confronti del nostro pianeta.

[Valentina Vitali]

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