Neil Young “Harvest” (1972)

Neil Young “Harvest” (1972)

1918
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Neil Young
“Harvest”, 1972 (Rprise)
country/rock

di Silvio Loi (E Street Records)

Quello tra me e la musica di Neil Young è stato un amore a prima vista, anzi a primo udito. Tanti sono stati gli amori musicali nel corso della mia vita, alcuni amori veri, altre semplici infatuazioni, altri ancora rapporti (unilaterali) finiti male.
Quello con il canadese invece è quello più duraturo, più continuo, anche quando nella sua carriera ha commesso almeno un paio di passi falsi, perchè un amore vero riesci anche a perdonarlo.
Fin da quando quindicennne un amico più grande mi passò una cassetta con su Harvest il suo terzo lavoro da solista fui rapito dalla sua musica, da quella strana voce che qualcuno scambiava per femminile, da quel suo modo di fare country che country non era, dall’uso dell’orchestra che fino ad allora trovavo insopportabile a quei testi a volte così criptici altre così diretti. Mai come in questo caso sono stato così certo di parlare di una vera pietra miliare della storia della nostra musica.
Canzoni come “Old man”, “Words”, “Heart of gold”, “Alabama” che indusse i Lynyrd Skykyrd a rispondergli con l’altrettanto bella “Sweet home Alabama”, o” the needle and the damage done”(quest’ultimo titolo profetico per quello che poi sarebbe accaduto a persone a lui molto vicine), per non citare tutte le altre che compongono questo capolavoro, sono canzoni che hanno superato lo scorrere del tempo e suonano ancora attuali.
Anzi nel corso della sua carriera questo grande artista dimostrerà più volte di saperli precorrere i tempi perchè ben consapevole che “Rust never sleeps”. Credo siano almeno una decina gli album di Neil Young che potrebbero essere insigniti del titolo di pietra miliare ma Harvest resta il suo lavoro più iconico, e a distanza di 50 anni dalla sua uscita ancora il più venduto.
Grazie di esistere vecchio Cavallo pazzo e…..keep on rocking in a free world

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