Al Di Meola “Casino” (1978)

Al Di Meola “Casino” (1978)

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Al Di Meola
“Casino”, 1978 (Columbia Records)
Jazz, Fusion

di Paolo Bertoli

Un’aura di leggenda circonda Al Di Meola.
E non potrebbe essere diversamente. L’artista statunitense, classe 1954, ha per certi versi rivoluzionato il modo di suonare la sei corde elettrica, definendo nuovi standard nell’ambito della jazz fusion ed esaltando al tempo stesso con la chitarra acustica le chiare origini latine (italiane per la precisione) che tempo e mode non hanno scalfito. L’affollata produzione discografica e le innumerevoli collaborazioni con grandi artisti internazionali tra i quali i colleghi John McLaughin e Paco De Lucia (riuniti in un epocale album del 1996, “The Guitar Trio”) si sono tradotte in prestigiosi riconoscimenti e gloria imperitura.
Degli oltre trenta album registrati in studio abbiamo scelto il terzo e in un certo senso controverso “Casino” del 1978, che si pone tra capolavori “Elegant Gispy” del 1977 e il doppio “Splendido Hotel” del 1980. Una scelta dettata probabilmente più dal cuore che dalla ragione: “Casino” – pur veleggiando altissimo – forse è un gradino sotto gli album citati ma è quello che alla fine dei ‘70 a me, allora poco più che adolescente, ha indicato nuovi orizzonti musicali oltre a quelli amatissimi del prog. Ed è piacere puro, oggi come allora, riascoltarlo.
Dopo oltre 40 anni “Casino” conserva intatte energia ed eleganza, incrociando atmosfere, ritmo e sensazioni che esaltano vigorosamente il significato di “fusion” per diventare prodromico alla cosiddetta world music. Compito anche agevolato dai soliti, straordinari compagni che Di Meola ha scelto per questo viaggio: Barry Miles alle tastiere, Eddie Colon e Mingo Lewis alle percussioni ma soprattutto gli immensi Steve Gadd alla batteria e Anthony jackson al basso.
Bastano, credo, per certificare che siamo di fronte ad un disco di qualità tecnica sopraffina, ad una delle numerose “pietre miliari” che Al Di Meola ci ha regalato.

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