Santana “Abraxas” (1970)

Santana “Abraxas” (1970)

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Santana
“Abraxas”, 1970 (Columbia Records)
Rock latino

di Riccardo Savazzi

Devono passare cinque anni dalla sua pubblicazione prima che il sottoscritto ascolti per intero questo album.
Nel 1970 frequentavo il primo anno dell’Istituto per Geometri “Carlo d’Arco” di Mantova, ed il giradischi “Philips” presente in casa mia era ad uso esclusivo di mio padre e della sua musica.
Come riportato sopra, solo nel 1975 avviene il mio incontro musicale con “Abraxas” e la circostanza in cui ciò avviene è presto detta.
Io ed altri compagni di classe (5^A) formiamo un gruppo di studio per prepararci alla prova di maturità. Il ritrovo fisso è a casa di uno di noi che scopriamo essere in possesso di un impianto stereo di ottima qualità ed è giocoforza sfruttarlo appieno, da subito, per riempire di musica le nostre pause dallo studio.
Tra i vari dischi che il nostro compagno ci propone ecco che un giorno la puntina del piatto scende dolcemente su “Abraxas”. Decidiamo all’unanimità di sospendere la sessione di studio e di ascoltare tutto l’album.
L’esame di maturità viene superato ed è ora di farsi un regalo.
Con i risparmi nel tempo accumulati (paghetta e lavoretti estivi nei campi) acquisto un impianto stereo tutto mio; piatto SCOTT, amplificatore MITSUBISHI e casse ESB (ad oggi ancora funzionante, a cui si aggiungeranno negli anni una piastra ed il lettore CD).
E tra i primi album che sono corso ad acquistare, ovviamente, vista la premessa, non poteva mancare ABRAXAS.
Da molti etichettato come primo esempio vero e proprio di “latin rock”, in realtà nelle nove tracce che compongono l’album, sono presenti oltre al suono tropicale anche jazz, blues, salsa e musica cubana, sapientemente mescolati.
Due i brani che portarono l’album in vetta alle classifiche di “Billboard”, la ballabilissima “Oye Como Va” e “Black Magic Woman” (sensuale cover del brano scritto da Peter Green per i suoi Fleetwood Mac).
Non di meno però sono le altre tracce; come non citare la lenta e suggestiva “Samba Pa Ti”, la composita “Incident At Neshabur”, la sognante e strumentale “Singing Winds, Crying Beasts”, la ritmatissima “Se A Cabo”, le roccheggianti “Mother’s Daughter” e “Hope You’re Feeling Better, la conclusiva, brevissima e percussiva “El Nicoya”.
Un disco di grandissimo spessore, dove la chitarra e l’organo Hammond supportati dagli altri strumenti, ricordano a quelli della mia età i bei tempi passati.
Concludo condividendo appieno ciò che ho letto qualche tempo fa: “se dovete avere un solo disco di Santana, deve essere questo”.

Buon Ascolto.

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La musica è stata ed è la colonna sonora delle mie giornate, di studio, di lavoro e di svago. Mi piace leggere, amo in modo viscerale la montagna ed in particolare, anche se può sembrare un paradosso, il Südtirol dove, da diversi decenni, trovo rifugio nei mesi estivi.