Vinicio Capossela “Ovunque proteggi” (2006)

Vinicio Capossela “Ovunque proteggi” (2006)

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Vinicio Capossela
“Ovunque proteggi”, 2006 (Atlantic / Warner Music)
Folk

di Riccardo Savazzi

Aprile 2006, Antonella ed io siamo a Rieti per una “due giorni” di lavoro ma già dalla partenza abbiamo deciso di approfittare dell’occasione per prolungare di altri cinque giorni la nostra permanenza in Sabina, per poterne apprezzarne le bellezze paesaggistiche e le bontà culinarie.
Liberi da impegni lavorativi, su proposta dei nostri amici di Rieti decidiamo di visitare il Borgo di Labro. Raggiungere Labro si rivela però alquanto problematico, un tratto della strada principale (l’unica) è franato e l’accesso al borgo è possibile solo percorrendo un’irta strada sterrata, ricavata dai vigili del fuoco, nel bel mezzo di un bosco.
Arriviamo a Labro al tramonto e dopo aver visitato il borgo, entriamo nell’Osteria Enoteca “Boccondivino”, dove ci accoglie una musica a noi sconosciuta che ci accompagna, in sottofondo, per buona parte della cena.
A questo ricordo è legata l’attuale proposta di Pietra Miliare, OVUNQUE PROTEGGI di Vinicio Capossela.
Dopo sei anni dalla pubblicazione di “Canzoni A Manovella” (lavoro osannato dalla critica), la febbrile attesa di un nuovo album di inediti viene soddisfatta dall’uscita di “Ovunque Proteggi”.
Un album innovativo ed ovviamente ironico, dove Vinicio Capossela si circonda di un super cast, con musicisti come Mario Brunello (violoncello), Roy Paci (tromba), il newyorkese Marc Ribot (chitarre), Stefano Nanni (piano), Ares Tavolazzi (ex-Area) al contrabbasso e Gak Sato all’elettronica; la presenza di quest’ultimo imprime all’album un’impronta più marcata dell’elettronica e “Moskavalza” ne è l’esempio più eloquente.
L’album di apre con una nenia arabeggiante “Non Trattare” subito incalzata da “Brucia Troia”, brano registrato nella Grotta Carsica di Ispinigoli in Sardegna, in cui affiorano forti sapori balcanici e multietnici.
Terza traccia “Dalla Parte Di Spessotto”, dove l’autore si interroga sulla malvagità umana; a seguire la già citata “Moskavalza”.
Si prosegue con “Al Colosseo”, truculenta rievocazione dei rituali circensi romani, dove il recitato farneticante di Capossela si adagia su un tappeto di trombe e rulli di tamburi alla “Ben Hur”.
Al precedente brano fanno da contraltare l’ebbrezza delle feste paesane di “L’uomo Vivo” ed un salto nel passato “godereccio e cazzeggiante” di Capossela come “Medusa Cha Cha Cha” (ballata per mozzi e marinai che si slinguazzano).
Con “Nel Blu” ci si ritrova nelle braccia di un parademenziale valzer colorato.
A seguire “Dove Siamo Rimasti A Terra Nutless” (omaggio a “C’era Un Volta In America” di Sergio Leone), è una riflessione sul tempo e su come lo viviamo, tra inerzia ed azione e “Pena Del Alma”, serenata dove c’è spazio per l’amore vero e passionale.
Ci si avvia alla conclusione con “Lanterne Rosse” ed il bellissimo recitativo in stile De André di “S. S. Dei Naufraghi” (intensa riflessione sui morti naufraghi), litania per violoncello, armonium, coro e theremin, che dalla stiva di un barcone alla deriva si leva verso il cielo.
Chiude l’album la dolcissima “Ovunque Proteggi” in cui si rivela, forse come mai prima, la vena poetica ed il carattere romantico e sentimentale dell’autore (scritta da Capossela negli anni ’90 ma rimasta inedita).
Ovunque Proteggi” un album che Antonella ed io portiamo nel cuore; bello, da ascoltare e riascoltare.

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La musica è stata ed è la colonna sonora delle mie giornate, di studio, di lavoro e di svago. Mi piace leggere, amo in modo viscerale la montagna ed in particolare, anche se può sembrare un paradosso, il Südtirol dove, da diversi decenni, trovo rifugio nei mesi estivi.