Edoardo Bennato “I buoni e i cattivi” (1974)

Edoardo Bennato “I buoni e i cattivi” (1974)

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Edoardo Bennato
“I buoni e i cattivi”, 1974 (Ricordi)
Cantautorato rock

di Riccardo Savazzi

Anno 1974, in America iniziava la serie tv Happy Days, Richard Nixon si dimetteva da presidente (scandalo Watergate) e lo scrittore dissidente Aleksandr Isaevič Solženicyn, veniva espulso dall’Unione Sovietica.
Nel nostro paese, invece, si assisteva all’ennesimo rimpasto di governo ed i giornali e l’opinione pubblica erano concentrati sul fallito Golpe e sull’esplosione di una bomba durante una manifestazione sindacale in Piazza delle Loggia a Brescia.
In mezzo a tutto questo, in campo musicale Lucio Battisti, Fabrizio De André, Rino Gaetano, Paolo Conte, la Premiata Forneria Marconi ed altri, tra cui anche Edoardo Bennato, confezionavano nel Belpaese alcuni dei migliori album della storia musicale italiana.
La Ricordi, spinta dalle buone recensioni ottenute dalla critica sul precedente disco “Non farti cadere le braccia”, pur non avendo ottenuto l’album il medesimo riscontro in termini di copie vendute, pubblica nel 1974 il secondo lavoro di Edoardo Bennato, I BUONI E I CATTIVI.
L’album prodotto da Alessandro Colombini (scopritore tra l’altro del Banco del Mutuo Soccorso) si presenta con una copertina dove Edoardo Bennato e l’amico dj Raffaele Cascone (presentatore della trasmissione radiofonica “Per Voi Giovani”) vengono ritratti di spalle, travestiti da Carabinieri ma nel contempo ammanettati fra di loro; da questa immagine si intuisce quanto sia difficile capire cosa siano il bene e il male e come, nella vita, per semplificarci l’esistenza si tenda a dividere – spesso in modo artificioso e semplicistico – il mondo tra buoni e cattivi.
L’album, dal primo all’ultimo brano, con toni sbeffeggianti, sarcastici e con testi taglienti che spaziano dal rock al blues, dal country alla tradizione musicale napoletana, è una sorta di concept album che ha come filo conduttore, appunto, la difficoltà di distinguere il bene dal male.

Il LP si compone di undici tracce:

Lato A Lato B
Ma Che Bella Città In Fila Per Tre
Un Giorno Credi Uno Buono
La Bandiera Tira A Campare
Facciamo Un Compromesso Arrivano I Buoni
Bravi Ragazzi Salviamo Il Salvabile
Che Fortuna

Tutti i testi dei brani dell’album non necessitano a mio avviso di interpretazione tanto sono espliciti; mi soffermerò, in ordine sparso, solo su alcuni di essi.

“Arrivano i Buoni”, scritta da Bennato per il compaesano Giovanni Leone, allora Presidente della Repubblica, dove esplicitamente si chiede di fare finalmente qualcosa di concreto per il Mezzogiorno.

“Un Giorno Credi” testo di Patrizio Trampetti, trova la sua forza espressiva nei seguenti passaggi: “Un giorno credi di esser giusto/e di essere un grande uomo/in un altro ti svegli/e devi cominciare da zero/Situazioni che stancamente/si ripetono senza tempo/una musica per pochi amici/come tre anni fa/A questo punto non devi lasciare/qui la lotta è più dura, ma tu/se le prendi di santa ragione/insisti di più”.

“Bravi Ragazzi” e “La Bandiera”, due facce della stessa medaglia: nella prima troviamo l’approccio qualunquista del “lascia fare agli altri, aspetta e fidati di quel che dice il potere, non creare problemi”; nella seconda quello estremista che sceglie una bandiera e distingue i buoni e i cattivi in base a quella (chi l’ha uguale e chi diversa), senza più bisogno di pensare.

“In Fila Per Tre”, arrangiamento e direzione musicale, come in “Un Giorno Credi”, di Roberto De Simone (Nuova Compagnia di Canto Popolare), dove si parla della scuola che invece di fornire ai giovani le conoscenze per essere in grado in futuro di decidere autonomamente, li educa all’accettazione passiva di qualsiasi autorità.

I BUONI E I CATTIVI è un disco in cui Edoardo Bennato, come i più bravi giullari, utilizza lo sberleffo per pungolare il potere, come nessun altro prima.

A tal proposito, come non citare l’esibizione che Edoardo Bennato improvvisò a Roma nel giugno del 1973, in via Mazzini davanti alla Rai, con in mano una chitarra a dodici corde, sul petto un reggi-armonica/kazoo e dietro il piede destro un tamburello a pedale.

Della mia passione per i primi album di Edoardo Bennato ne sono state vittime Cristina Sacchi e Monica Perugini, perché quando durante il loro programma mi trovavo alla console di Radiobase, era immancabile che io inserissi nel palinsesto musicale alcuni brani del mio “stra-amato Bennato” (1). Spero di non averle esasperate; diversamente, se per puro caso leggeranno oggi questa recensione, colgo l’occasione per chiedere, anche se a distanza di molti anni, venia.

Buon Ascolto!

Musicisti
Edoardo Bennato – voce, chitarra a 12 corde, armonica, kazoo, tamburello basco

Eugenio Bennatomandolino

Tony Espositobatteria, percussioni

Bruno Limone –  basso

Andrea Sacchi –  chitarra

Roberto De Simone – arrangiamenti e direzione orchestrale

 

(1) Tratto dalla pubblicazione “Liberamente – Trentanni di Radiobase”, pag. 113, “… è stata un’esperienza bellissima” di Cristina Sacchi.

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La musica è stata ed è la colonna sonora delle mie giornate, di studio, di lavoro e di svago. Mi piace leggere, amo in modo viscerale la montagna ed in particolare, anche se può sembrare un paradosso, il Südtirol dove, da diversi decenni, trovo rifugio nei mesi estivi.