Jean Michel Jarre “Oxygene” (1976)

Jean Michel Jarre “Oxygene” (1976)

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Jean Michael Jarre
“Oxygene”, 1976 (Disques Dreyfus)
Elettronica

di Nicola Martinelli

Capolavoro della musica elettronica, il 27enne francese Jean Michel Jarre, dopo un primo album di scarso successo, registra in casa questa lunga suite divisa in sei parti, utilizzando tastiere, sequencer di ultima generazione per l’epoca e registratori multitracce, facendo praticamente tutto da solo. Fece molta fatica a farlo pubblicare, molti produttori erano scettici.
Ricordiamo che era il 1976, epoca in cui la musica elettronica tedesca era in fase di stallo dopo gli exploit di Klaus Schulze, recentemente scomparso, e dei Tangerine Dream e in Francia non esisteva un vero e proprio filone commerciale. Finchè Francis Dreyfus decise di pubblicarlo, pensando che arrivasse a vendere cinquantamila copie.
Alla fine Oxygene ne vendette quindici milioni in tutto il mondo. Ricordo perfettamente quando sentii per la prima volta questo disco: avevo undici anni, quinta elementare. Su Telemontecarlo c’era un programma ideato e condotto da Jocelyn intitolato “Un peu d’amour… d’amitié… et beaucoup de musique”, e per chi se la ricorda, se ci pensate bene, era una specie di trasmissione radiofonica trasmessa in televisione, molto prima di Deejay Tv e simili.
Un pomeriggio trasmisero il video di “Oxygene Pt.4”, il brano più famoso del disco, visto oggi ovviamente molto semplice e ingenuo, si vede Jarre che suona delle tastiere e basta, ma la musica mi ipnotizzò.
Così comprai prima il 45 giri e molto tempo dopo il 33 giri.
Al di là dei ricordi personali, il disco nonostante abbia 46 anni, conserva ancora un notevole fascino, soprattutto le parti I, II e ovviamente la parte IV.
Dopo questo exploit, Jarre pubblicò altri notevoli dischi, “Equinoxe”, “Magnetic Fields” e il doppio “The Concerts in China”. Poi la megalomania prese il sopravvento con megaconcerti ultra avveniristici, dove gli effetti speciali presero il sopravvento sulla musica.
“Oxygene” resta comunque un disco molto interessante ancora oggi, che ha reso popolare la musica elettronica d’autore.

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