Iron Maiden “Powerslave” (1984)

Iron Maiden “Powerslave” (1984)

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Iron Maiden
“Powerslave”, 1984 (Emi)
Heavy metal/Rock

di Marco Caforio

Quello dello scollamento tra il modo in cui un’opera viene percepita dal pubblico e dal suo autore è fenomeno ricorrente, ben noto ed antico quanto l’arte stessa.
Nella maggior parte delle occasioni, il creatore ritiene di aver confezionato un capolavoro, e si strugge poiché nessun altro, sul Pianeta Terra, sembra condividere tale giudizio; più di rado, egli non ravvede nella sua creatura crismi di eccellenza che, invece, il pubblico coglie eccome.
“Powerslave”, quinto full length della Vergine di Ferro, rientra appieno in quest’ultima categoria: nessuno dei membri coinvolti nelle registrazioni lo cita come album prediletto. Il bassista e fondatore Steve Harris, così come il cantante Bruce Dickinson, hanno in svariate interviste bollato il “disco egizio” come prodotto sì ottimo, ma non al livello dei migliori, perlopiù a causa della qualità disomogenea dei brani.
Tali pareri, come si immagina, sono graziati da rara autorevolezza; al tempo stesso, non penso di sbagliare se affermo che la quasi totalità di fans, colleghi, giornalisti e addetti ai lavori nemmeno si sognerebbe di levare “Powerslave” da un ipotetico podio; per chi scrive, poi, discutiamo addirittura del miglior album metal di tutti i tempi, quindi figuriamoci un po’.
Già, perché non pare contestabile come, scorrendo la tracklist, alcuni episodi saltino inevitabilmente all’occhio: penso ad “Aces High” (se l’attacco delle chitarre non vi fa scorrere fiumi di adrenalina c’è qualcosa in voi che non funziona come dovrebbe), all’inno senza tempo “2 Minutes to Midnight”, alle atmosfere da brividi della title-track e, soprattutto, all’inarrivabile epicità di “Rime of the Ancient Mariner”, 13 minuti di estasi in note per cui ogni compositore rock venderebbe parenti, animali da compagnia e proprietà mobiliari ed immobiliari.
Ciò concesso, attribuire un ruolo meramente subalterno a pezzi comunque fenomenali come “Flash of the Blade” (il cui main riff è da antologia), “Back to the Village” (idem) o “The Duellists”, manco fossero dei riempitivi qualsiasi, sarebbe ingeneroso a dir poco.
“Powerslave”, in verità, può a pieno titolo venir catalogato come un capolavoro senza tempo in grado di trascendere generi, epoche e mode, una cavalcata trionfale che ti stampa un sorriso ebete sul volto dal primo all’ultimo istante di durata, un crogiolo ribollente di gloriose melodie, chorus indimenticabili, assoli magnificenti e magie assortite di musicisti al top della forma.
Una congiunzione astrale irripetibile e miracolosa… checché ne dicano gli stessi Iron Maiden.

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