MEGLIO CHE NUOVI?

MEGLIO CHE NUOVI?

60
0
Condividi

Intervista realizzata da Agata e Sofia

In Italia è presente un cospicuo patrimonio di macchine e strumenti scientifici, che si trovano presso fondazioni, scuole, licei, università. Questo non è però sempre conservato in modo adeguato e non sempre è in buono stato, anzi, nel tempo, molte apparecchiature sono state eliminate o disperse. Un esempio sono i molteplici telescopi che Galileo Galilei aveva costruito e inviato a personaggi di rilievo, come principi o cardinali. Purtroppo ne è rimasto solo uno, che però è privo di lente perché andata perduta. In passato infatti, gli strumenti non più utilizzabili erano considerati inutili e da eliminare. A partire dagli anni 80 del novecento però, si è verificata una riscoperta del patrimonio scientifico e tecnologico di interesse storico. Quindi si è proceduto a catalogare e restaurare gli strumenti scientifici, in modo da renderli funzionanti ove possibile, e fruibili dalla collettività. Il poter osservare gli strumenti scientifici del passato è un contributo importante per la storia della scienza e la comprensione degli esperimenti e dei progressi scientifici. In un certo momento storico ci si è resi conto che le apparecchiature scientifiche hanno anche un grande valore culturale, al pari delle opere d’arte, che sono generalmente molto più valorizzate.

Grazie alle collezioni conservate in musei e istituzioni preposte, possiamo ripercorrere l’evoluzione scientifica, che a partire da semplici strumenti è arrivata a strutture sempre più complesse, come le moderne tecnologie. Un aspetto importante da ricordare è la necessità di avere personale specializzato in un campo così particolare e di settore. Il patrimonio che l’Italia possiede in quanto a strumenti scientifici non è mai stato di particolare interesse pubblico; il compito di enti come l’Associazione Nazionale Musei Scientifici è spostare la barra di interesse anche a questi tipi di reperti storici, meno conosciuti ma che, come tutti gli altri beni culturali, raccontano la storia di molte nazioni. Membro di questa associazione è Anna Giatti, restauratrice qualificata per il settore Strumenti e strumentazioni scientifiche e tecniche. Nata a Firenze e laureata in Tecnologie per la conservazione ed il restauro dei beni culturali, si è impegnata da sempre sul fronte della catalogazione del patrimonio scientifico e tecnologico.

Professoressa Giatti, quali processi e passaggi stanno dietro alla restaurazione di strumenti scientifici antichi non utilizzati per decenni o addirittura secoli? Potrebbe fare un esempio?

Il restauro degli strumenti scientifici deve prendere in considerazione un elemento importante che è quello che gli strumenti sono stati ideati per funzionare; non hanno solo una funzione, come spesso capita per i beni culturali, ma hanno anche un funzionamento. Questo è molto importante e deve essere tenuto presente. Il ripristino o il mantenimento del funzionamento è importante ma non deve forzare il restauratore, che deve tener conto anche di altre istanze, per esempio la storicità dell’oggetto, il fatto che lo strumento è un documento storico. Quindi dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra il ripristino ed il mantenimento del funzionamento ma anche il rispetto della
storicità dell’oggetto.

Le opere d’arte di una nazione, per esempio dell’Italia, testimoniano la presenza di determinate correnti artistiche. In che modo gli strumenti scientifici raccontano la storia di un Paese?

Gli strumenti scientifici sono molto legati alla storia della società e anche generale di un popolo; sono lo specchio della storia, degli utensili e della parte materiale della scienza ed hanno un legame molto molto forte con il progresso scientifico e tecnologico e questo, come si sa, ha a che fare con la vita di tutti. Quindi vale a livello globale ma c’è anche una scala territoriale del valore degli strumenti, che possono raccontare il livello del progresso scientifico di un territorio e sono allo stesso tempo legati nella loro produzione alle capacità da un punto di vista tecnologico di un territorio.

L’Associazione Nazionale Musei Scientifici si impegna a tutelare tutti i beni nell’ambito della scienza: quali sono i parametri e le norme di cui tenere conto per quanto riguarda la conservazione di uno strumento scientifico, purchè esso si preservi al meglio?

Il restauro è solo una parte del concetto più ampio di conservazione. La conservazione riguarda tre ambiti: la conservazione preventiva, la conservazione curativa ed il restauro. Il restauro è l’intervento finale, quando la conservazione preventiva non ha fatto il proprio lavoro, ma bisognerebbe partire dal garantire la conservazione preventiva cioè mantenere un ambiente di conservazione il più sano ed adeguato possibile in modo che i beni culturali possano conservarsi al meglio. L’Associazione Nazionale dei Musei Scientifici è molto impegnata sia per quanto riguarda la tutela e la conservazione ma anche la valorizzazione del patrimonio scientifico, tecnologico e naturalistico.

[Valentina Vitali]

Condividi