CAMBIAMENTI CLIMATICI E TRANSIZIONE ENERGETICA: QUALE FUTURO?

CAMBIAMENTI CLIMATICI E TRANSIZIONE ENERGETICA: QUALE FUTURO?

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Intervista realizzata da Irene e Maddalena

Tra i temi più discussi nei dibattiti scientifici ci sono il problema energetico e il ruolo decisivo delle energie rinnovabili per ridurre l’impatto antropico sull’ambiente e sul clima e le sue conseguenze a breve, medio o lungo termine.

Per fare un esempio concreto, per anni non c’era la consapevolezza del ruolo dei gas climalteranti emessi dall’uomo nell’amplificazione dell’effetto serra, fenomeno di per sé naturale, che causa a sua volta il riscaldamento terrestre; la deforestazione danneggia già nell’immediato ambiente ed ecosistema. Tra le possibili soluzioni c’è la transizione energetica, ossia il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a fonti rinnovabili; essa fa parte della più estesa transizione verso economie sostenibili attraverso l’uso di energie rinnovabili che garantiscano uno sviluppo costante e non dannoso delle attività umane. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, tra i settori che hanno emesso più gas serra nel 2019 c’è quello dell’energia, al 77,01%, seguito dal settore dell’agricoltura, che presenta un 10,55% e all’ultimo posto da quello dei processi industriali, 9,10%. Nel 2019 sono stati emessi in totale 4.065.462 chilotonnellate di CO2. Grazie all’aiuto dell’ingegnere Marco Giusti e del professore di fisica Dino Zardi andremo a scoprire qual’è il destino del clima se non agiamo al più presto.

Quali sono le attività umane che in assoluto danneggiano di più l’ambiente? Esistono delle alternative più sostenibili?

Giusti: In questo momento di assoluta emergenza climatica qualsiasi attività che utilizzi gli idrocarburi, cioè le fonti fossili come carbone, petrolio e metano, è assolutamente da dismettere nel più breve tempo possibile. Le soluzioni esistono: le fonti rinnovabili, quindi fotovoltaico ed eolico, l’efficientamento dei consumi e anche un consumo energetico più responsabile, più consapevole.

Zardi: Dal punto di vista del clima sono quelle attività che emettono gas serra perché utilizzano come forma di approvvigionamento energetico la combustione di combustibili fossili; quindi quando si ricava energia dagli idrocarburi per i trasporti, il riscaldamento, la produzione di energia stessa, le centrali a gas naturale, a carbone e a combustibili si creano danno. Dal punto di vista della contaminazione ambientale, quindi del rilascio di inquinanti, ci sono però tante altre attività, non solo quelle che produce per esempio ossidi di azoto, monossido di carbonio, o polveri dalla combustione; infatti ci sono anche attività estrattive, quelle delle trasformazioni dei prodotti di industria conciaria. Sono tanti i cicli produttivi che emettono sostanze che sono velenose per l’ambiente e se non vengono opportunamente trattate rischiano di contaminarlo anche in maniera irreversibile.

A vostro parere quali sono i metodi più efficaci per contrastare il cambiamento climatiche e la lenta distruzione di ciò che ci circonda?

Giusti: Passare radicalmente e velocemente alle fonti rinnovabili eliminando qualsiasi fonte di combustione da fonte fossile. Dobbiamo nel giro di quindici anni eliminare la combustione da fonti fossili dalla civiltà umana.

Zardi: La maniera per contrastare il cambiamento climatico è quella di ridurre progressivamente, ma in tempi rapidi, le emissioni di gas serra. Questo si ottiene modificando le nostre modalità di approvvigionamento energetico utilizzando più risorse rinnovabili, che sono quelle che si rinnovano in maniera autonoma (solare, eolica, anche idroelettrica), invece della combustione di combustibili fossili; il che vuol dire fare più impianti eolici, fotovoltaici, idroelettrici e risparmiare energia cioè lavorare in maniera tale che l’energia che si usa sia solo quella che veramente serve per ottenere il risultato, senza sprechi e dispersioni.

Cosa consigliate a chi cerca di fare la differenza svolgendo piccole azioni ogni giorno per avere una migliore impronta ecologica?

Giusti: È importante cambiare i propri comportamenti, non c’è ombra di dubbio, bisogna avere consapevolezza ma non illudiamoci che ciò sia sufficiente. Quello che serve è una trasformazione così profonda del modo in cui il genere umano abita il pianeta ed è necessaria assolutamente una conversione tecnologica così profonda che deve esserci un’azione politica fortissima. Il cambio di stile personale non è sufficiente, può dare un 20% di riduzione dei consumi, se una persona è molto virtuosa un 30%, ma noi dobbiamo arrivare a zero emissioni e ci si arriva solo con un’azione combinata di tutti gli Stati, quindi serve la politica.

Zardi: Piccole scelte quotidiane sono quelle di non esagerare con il riscaldamento domestico perché questo molto spesso non è strettamente necessario: ci si può coprire di più, fare un po’ più movimento, quindi evitare di doversi scaldare passivamente. Un’altra modalità è quella di non utilizzare i mezzi di trasporto che emettono, come le automobili, se non è strettamente necessario; preferire quindi la bicicletta se le condizioni ce lo consentono, o usare i mezzi pubblici, soprattutto quelli a trazione elettrica come il tram, il treno. Se proprio si deve usare il mezzo proprio, fare in modo di condividerlo in più persone, quello che si chiama carpooling cioè non andare in quattro con quattro macchine ma in quattro con una macchina sola. Ci sono tante soluzioni che, senza dover stravolgere la nostra vita, sono amiche dell’ambiente.

[Valentina Vitali]

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