Storia di una principessa sbadata

Storia di una principessa sbadata

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Le piccole storie di Maria Vittoria Grassi

C’era una volta una principessa molto carina: capelli rossi, naso regolare, occhi marroni, corporatura media … ecc. ecc. Insomma carina ma niente di speciale, direte voi! E invece no. Di speciale aveva la sbadataggine: insomma era molto pasticciona, anche se i suoi pasticci erano a volte anche divertenti.

Ma cominciamo da principio. Già prima di nascere questa principessa aveva causato qualche confusione nei genitori, la regina Trasognata e il re Svagato XIV. “Insomma quando nasce? – chiedeva il re, che aveva sempre fretta di andare a caccia con il gran ciambellano, che si chiamava Rosolindo. “Non mi ricordo – rispondeva Trasognata indispettita – devo ricordarmi sempre tutto io?”. Fatto sta che la bambina nacque quando nessuno era pronto: il re era a caccia, la regina era sul balcone a prendere il fresco, le damigelle si stavano truccando per la serata, i valletti apparecchiavano la tavola e il cuoco di corte (Stincotto) girava i polli sullo spiedo.

Così nacque la principessa Imprevista (così appunto la chiamarono): in pochi minuti sua madre la mise al mondo sul balcone e fu un miracolo che non rotolasse di sotto. Imprevista cominciò a farsi notare subito per piccoli errori: succhiava dal bavaglino anziché  dal seno della mamma, si fece spuntare due enormi molari prima dei soliti delicati dentini da latte, mangiava le banane con la buccia, infilava i calzini sopra le scarpe… Tutti la adoravano perché era allegra e simpatica ma dovunque Imprevista si aggirasse succedeva sempre qualche guaio. Un giorno, quando il re Svagato scivolò per la terza volta sui gomitoli di lana della figlia (e si ruppe un braccio), i due genitori decisero che la cosa migliore per tutti fosse far sposare Imprevista al più presto e scegliere quindi per lei un assennato principe che ne controllasse i disastri. Fu scelto, con il consenso della ragazza, il principe Precisino, ricco, molto educato e sempre attentissimo a tutto. Non era molto bello, a dire la verità (aveva il naso appuntito, un occhio strabico e le orecchie a sventola) ma risultava comunque accettabile. Si prepararono velocemente le nozze e si fece di tutto per prevedere ogni pasticcio di Imprevista: la sala del matrimonio fu ordinata, tirata a lucido, liberata da ogni oggetto pericoloso. Le finestre furono chiuse, il banchetto fu ben riparato in un angolo e protetto dal fedele Stincotto, che si collocò bello e impettito a guardia di polli e torte ben allineate. Precisino si presentò elegantissimo e puntuale ad aspettare la sposa,  e gli invitati attesero pazienti insieme ai genitori che Imprevista comparisse. E, finalmente, eccola pronta, seppure non del tutto impeccabile: portava un accappatoio da doccia invece del velo da sposa e ai piedi sfoggiava due zoccoli da montanaro scovati chissà dove in soffitta. Comunque Imprevista sfoggiò un bel sorriso, fece un grazioso inchino e disse festosa: “Ben trovato, marito mio, sono molto innamorata di te e ti ringrazio di questo bel banchetto!”. Così dicendo abbracciò con grande entusiasmo il cuoco Stincottoe lo baciò!. Vi risparmio lo scompiglio generale, la fuga di Precisino (che non aveva il senso dell’umorismo e tornò offesissimo nel suo castello) e i commenti degli invitati. Ma, per la verità, l’errore si rivelò una scelta felice: il re e la regina pensarono che, dopotutto, Stincotto era un giovane fidato, così abituato a controllare fuochi e fornelli da essere più che in grado di reggere le stranezze della figlia. E anche i due sposi furono molto soddisfatti: Imprevista si conficcò subito uno spiedino in un piede e Stincotto, con un legante inchino, baciandola, glielo sfilò.

Un caro saluto e alla prossima da Vittoria

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