LA BIODIVERSITA’ MANTOVANA A MANTOVASCIENZA

LA BIODIVERSITA’ MANTOVANA A MANTOVASCIENZA

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A volte bisognerebbe uscire di casa e guardarsi attorno con gli occhi di un turista. Forse allora rimarremmo qualche secondo ad osservare il volo rapido e giocoso delle cince oppure cercheremmo di scovare il picchio che ha appena tamburellato su un albero a qualche metro da noi e tutto ciò che ogni giorno ignoriamo riacquisterebbe un nuovo valore. Proprio come è accaduto nella prima estate subito dopo il lock-down, quando le vacanze obbligate in Italia hanno permesso a molti di riscoprire il valore di questa piccola ma particolarissima nazione, che ospita in poco spazio una biodiversità e un numero di endemismi tra i più elevati d’Europa grazie alla sua varietà climatica, geologica e altitudinale, alla sua storia paleoclimatica e alla vicinanza con il Mediterraneo, hotspot di biodiversità. E Mantova ben rappresenta questo grande valore naturalistico, simboleggiato dalla Riserva Naturale Bosco Fontana, uno dei rari residui di querco-carpineto sopravvissuti nella Pianura Padana, e dalle Valli del Mincio, luogo rifugio per molte specie legate alle zone umide. Eppure persino rimanendo in città le occasioni di incontro con i selvatici non mancano: basta osservare le acque del Rio per vedere aironi, cigni e qualche germano reale, alzare lo sguardo in primavera per scorgere i rondoni o passeggiare vicino a Palazzo San Sebastiano per ammirare il volo dei gheppi. Della biodiversità di Mantova e dell’importanza naturalistica di questo territorio parlerà Davide Meggiorini, naturalista e fotografo mantovano che ha partecipato a vari progetti di ricerca e monitoraggio, collaborato con parchi regionali e riserve statali e che si interessa in particolare della conservazione di specie a rischio.

Quali sono le specie animali e vegetali del mantovano più meritevoli di azioni di tutela mirate?

La risposta è abbastanza complessa in quanto più che parlare di singole specie parlerei di habitat che le contengono. Forse è proprio su questi habitat che deve essere posta l’attenzione, cercando di capire quali hanno maggiormente bisogno di essere protetti, sanificati o migliorati rispetto allo stato in cui adesso si trovano. Infatti nella presentazione di stasera (conferenza di lunedì 13 novembre) parleremo proprio di questo: di specie, del significato di biodiversità ma anche di quei luoghi da preservare per tutelare la biodiversità, quindi anche noi stessi.

Ormai anche nel territorio mantovano è presente uno dei tre grandi carnivori italiani, il lupo. Secondo lei quali azioni è necessario attuare per tutelare questa specie e gestirne il rapporto con le attività antropiche? Le persone sono preparate? Molti non sanno che il lupo è presente nei nostri territori. Cosa si può fare per rendere consapevoli e preparate le persone?

Ci possiamo ritenere abbastanza fortunati in quanto la provincia di Mantova risulta essere un po’ il fanalino di coda di questa grande espansione che il lupo sta facendo, anche nelle nostre zone ormai. Negli ultimi due anni c’è stato un incremento sostanziale degli avvistamenti (tra l’altro l’ultima novità è che quest’anno si è
riprodotto anche in territorio mantovano). Questo ovviamente comporta attuare delle azioni di conservazione e di gestione soprattutto. Il lupo è un animale che può creare dei danni, un conflitto con l’uomo. Possiamo dire però che essendo noi il fanalino di coda, come si diceva, possiamo prendere spunto da chi ha già visto questa situazione in casa propria. Possiamo mettere in campo quindi le stesse leggi, le stesse regole di conservazione attuate anche in altre province prima della nostra. Da questo punto di vista quindi non lo vedo come un grosso problema perché abbiamo già chi guardare, da chi prendere spunto come livello di gestione.

Per il secondo punto, ci sono parchi che si sono già interessati alla questione e che hanno già cominciato a fare serate divulgative come Parco Oglio Sud dove è stato trovato il nucleo riproduttivo. In realtà adesso c’è l’idea di una serie di serate fatte dalla Provincia in collaborazione con la Regione per parlare proprio di queste tematiche, per informare le persone, andando ad escludere le fake news, che sappiamo essere un’infinità, e cercare di dire che la presenza del lupo da un punto di vista ecologico è importante quindi dobbiamo cambiare un po’ i nostri usi e costumi, la mentalità.

Quanto può essere importante la fotografia come mezzo di divulgazione scientifica e di sensibilizzazione?

Assolutamente sì. La fotografia naturalistica, come quella di reportage, è molto importante per comunicare dei messaggi. La mia idea con Aves era quella di far conoscere un patrimonio avifaunistico che la provincia di Mantova ci offre e che molto spesso il cittadino non conosce. Io ho cercato di renderla più fruibile possibile però lasciando anche un messaggio: perchè lo sfondo bianco e lo sfondo nero? Perchè queste specie stanno perdendo il loro habitat quindi ho voluto staccare l’animale dal suo habitat perchè se scompare l’habitat le prossime foto che farò saranno solo bianche o solo nere.

[Valentina]

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