Storia dei sentimenti perduti

Storia dei sentimenti perduti

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C’era una volta un principe bello, simpatico e ricco ma…. Sì, c’era anche, come spesso succede, un “ma”: al poveretto capitava continuamente di perdere i sentimenti. Ad esempio, si svegliava, una bella mattina, senza Allegria: fuori gli uccelletti cinguettavano, gli alberi frusciavano e il sole rischiarava tutto contento il parco… e lui, invece, il principe Mancante, se ne stava tutto triste, nel suo letto ricoperto di damasco, borbottando .”O povero me, che giornata malinconica! Che sole debole!: fra poco pioverà di certo ed io mi bagnerò i piedi e prenderò un malanno e mi verrà il naso rosso e non potrò corteggiare le mie sei pretendenti e.. “. Un altro giorno si svegliava invece senza Malinconia e, anche se diluviava e tempestava, lui, tutto arzillo, saltava dal letto cantando e ripetendo:”O che bella giornata mi aspetta!: un po’ di vento e qualche goccia di pioggia non mi impediranno certo di correre nel parco e di giocare a palla con la principessa Casimira, che è tanto carina e fa delle deliziose frittelle al miele…!”.

E così si ripetevano i giorni: un giorno era senza Speranza, un giorno senza Entusiasmo, un giorno senza Volontà, un giorno senza Umorismo…. I suoi genitori e i suoi sudditi erano molto preoccupati, tanto più che, ad un certo punto, il suo male si aggravò e il principe Mancante cominciò a perdere due o tre sentimenti alla volta o a riacquistarli all’improvviso, senza che si potesse prevederlo. Mentre stava sul trono ad ascoltare il gran Ciambellano (che si chiamava Ohibò), ad esempio, perdeva la Gentilezza e gridava: “Citrullo e babbeo, la finisci di annoiarmi con le tue lamentele?” e poi, perdendo l’lnteresse, cominciava a -.sbadigliare mostruosamente “Ohibò, non hai proprio di meglio da raccontare? Credo che me ne andrò a letto…” e magari, subito dopo, perdendo l’Apatia, gridava:” Ma Ohibò carissimo, perché ti ritiri? Tutto questo mi sembra interessantissimo, dobbiamo occuparcene immediatamente!”. Fu organizzato un congresso di Specialisti in Sentimentologia: 100 famosi ricercatori si interrogarono a lungo sul problema e, infine, una soluzione fu trovata. Si promise un lauto compenso ad ogni cittadino del paese che, dotato in esubero di un certo sentimento, lo inviasse in un contenitore sigillato alla Corte del re (con tassa a carico del destinatario, naturalmente).

La cosa funzionò: ogni giorno arrivavano plichi, rotoli, sacchetti, scatole, più o meno pesanti, che portavano le scritte più diverse:”Euforia”, “Generosità”, “Rimorso” , “Compassione”, “Umorismo”, “Pazienza”, “Faccia Tosta”, ” Attenzione”… Ci fu persino un tale che mandò un’enorme dose di “lpocrisia” (ma non so se fu pagato!).

Fu assunto un magazziniere che collocasse in modo ordinato tutte le riserve di Sentimenti in apposite scaffalature in ordine alfabetico e uno speciale valletto fu incaricato di fornire, di volta in volta, al principe i Sentimenti che gli venivano a mancare. Era tutto un po’ complicato e, a volte, per qualche disguido, Mancante riceveva qualche dose troppo abbondante di un certo sentimento o richiedeva quello sbagliato ma… si sa, chi di noi, in fondo, è sempre nello stato d’animo giusto per ogni circostanza?

Successe però, proprio vicino a Natale, che il Valletto commise un errore davvero irrimediabile. Mancante, da qualche giorno, appariva un po’ ottuso: si lavava con i biscotti e mangiava il sapone, si asciugava le mani con le gonne delle dame di corte e calzava sempre scarpe e calze di foggia e colore sempre spaiati … Qui occorre un po’ di “Concentrazione” – sentenziò Ohibò – e il Valletto (che si chiamava Database)  corse in magazzino a prenderla nella riserva. E qui avvenne la svista: invece della scatola della Concentrazione, alla lettera C, Database sbagliò ripiano e attinse da una scatola di Cattiveria, di cui, ahimé, anche in quel paese c’era grande abbondanza. Vi risparmio gli insulti di Ohibò (“Non hai visto che sulla scatola c’era il segno del teschio, con scritto “non usare mai”!) e le scuse di Database (“con quello che mi pagate, dovete solo ringraziarmi che finora sia andato tutto bene!”). Fatto sta che il povero Mancante fu spolverato abbondantemente di ogni eccesso di malvagità: cominciò con lo strappare i peli della barba di Ohibò, poi confinò il  Re suo padre in cucina a pelar patate e commissionò alla madre, come regalo di Natale, una sciarpa (fatta a maglia) di 263 metri, convocò le sue damigelle preferite e le dipinse tutte di verde, spalmò di miele la principessa Casimira e la chiamò “Frittella ambulante”… Un disastro dietro l’altro!

Per fortuna l’incauto Database, con l’intenzione di rimediare,  era riuscito a nascondersi in tempo e a sfuggire alla furia del principe.

Così, la notte della Vigilia di Natale, approfittando del fatto che il castello era deserto perché tutti erano fuggiti per timore di Mancante, preparò una trappola. Entrò furtivamente nella stanza dei Sentimenti e mescolò in un’enorme scatola le riserve di Pentimento, Vergogna, Generosità e Amore (per la verità le riserve di questi ultimi due sentimenti erano assai scarse, ma erano state incrementate in occasione del periodo natalizio, quando tutti si sentono particolarmente buoni). Quindi attese che il Principe, con aria feroce, ordinasse il pranzo di Natale e che i tremanti cuochi di Corte (compreso il povero Re  – che si chiamava Chefigliocheho, anche se si faceva chiamare Chefi -)  si mettessero al lavoro. Infine riempì il tacchino con una farcitura croccante dei sentimenti raccolti e lo portò personalmente al Principe. “Bene – sghignazzò Mancante – guarda chi si vede: mi sono dimenticato di ucciderti! Lo farò dopo aver mangiato il tacchino.” E si buttò avidamente sul cibo.

E, per fortuna, davanti agli occhi di Database, il miracolo avvenne. Il Principe prima si fece rosso di vergogna, poi pallido di pentimento, quindi cominciò a strillare e a dare ordine che si rimediasse alle crudeltà commesse… Nel giro di un giorno tutto cambiò. Database fu promosso G.A.F.F.E., cioè Grande Aiutante Faciente Funzioni Eccelse. Re, Regina, Principesse e Damigelle tornarono felici a Corte, la stanza dei sentimenti di Riserva fu chiusa a chiave sotto la sorveglianza di GAFFE. La Corte si riunì per celebrare in letizia il giorno di Santo Stefano.

E Mancante? Il giorno di Capodanno si alzò, si guardò allo specchio e disse: “Ohibò, oggi mi sento strano, è come se non avessi…. …”

 

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