Alberto Fortunati

Alberto Fortunati

Sono nato il 13 settembre 1958, sono planato a Radiobase nel settembre 1982 e insieme a Fabrizio D’Agata, Giulio Giovannoni, Marco Cacciarella e soprattutti a Fabrizio Malvezzi ho portato un po’ di calcio alla mia radio.
Dal gennaio 1993 lavoro alla Gazzetta di Mantova ma i contatti con la radio non si sono mai esauriti e ogni volta è stata come il primo giorno di scuola, l’ammetto.
Mi alzano il colesterolo i ragionieri, i burocrati e i geometri. Tutta gente che vorrebbe “regolarizzare” quella che considero una scelta naturale o un moto dell’anima.
Mi sento orgoglioso per non avere mai scritto scalette di radio o telecronache e di avere detto al microfono solo quel che mi diceva il cuore.
A volte sono “sandrone” ma quando torno alla pseudonormalità dicono che non faccio poi così ribrezzo nella scrittura. Sarà o meno? Non devo dirlo io; misi i primi dischi nel 1975 a radio Antenna Libera, da dove fuggii perché nella notte del mondiale di F1 deciso al Fuji con Lauda fuori causa misi per un’ora gli Inti Illimani; poi col nonno Aldo feci qualcosa a Radio Laghi. Alla mia radio non ho mai fatto il dj, per fortuna.
Sono orgoglioso di potere far parte dei “selezionatori” io, che alla prima esperienza da allenatore Pulcini della San Paolo persi per 15-0.
Non ho mai preso il tram al volo e sono rimasto immobile quando alle 20 di domenica 17 luglio 1994 a casa dei futuri suoceri a San Felice sul Panaro vidi Roberto Baggio calciare alle stelle il rigore decisivo di Usa 94. Ero da poco fidanzato con Dalia e sopportai muto la frase di mia suocera “In fondo è solo un gioco”.
Quella sera a tavola non parlai e lungo la strada che portava a Mirandola urlai come più m’è accaduto.
Ma le voglio ancora bene…