Alza Il Volume Week End – Sabato 22 Ottobre

Alza Il Volume Week End – Sabato 22 Ottobre

909
0
Condividi

Buongiorno lettori, questa mattina tanti consigli di lettura… vintage, e a seguire Valentina Berengo sarà ai nostri microfoni e ci parlerà del suo primo libro di racconti, “L’incanto dentro” Cleup editore.

Il mio turno per il tè, Monica Dickens, Elliot
Dopo le avventure come cameriera (“Su e giù per le scale”) e poi come infermiera (“Su e giù per le corsie”), Monica Dickens conclude la sua trilogia “lavorativa” narrando le esperienze di apprendista reporter in un piccolo giornale di provincia, tra articoli su processi strampalati, feste di campagna, gare di torte, incidenti stradali ed elogi funebri. Nonostante i tentativi di introdurre un po’ di brio nella bigia atmosfera di redazione e aprire una rubrica tutta sua, il direttore, l’intransigente signor Pellet, non ne vuole sapere. Il giornale non ha nessuna intenzione di cambiare. La ragazza dovrà quindi destreggiarsi tra le continue vessazioni e gli sfottò dei colleghi maschi, che guardano ai suoi sforzi con aria di sufficienza e scetticismo e non vedono l’ora di rimettere una femmina al posto che le compete, ossia quello di cameriera di redazione. Con il suo stile ricco di humour e acume, Monica Dickens svela il dietro le quinte della carriera giornalistica e le difficoltà di una donna nel farsi strada in un ambiente considerato il regno incontrastato egli uomini.

Una donna insolita, Rose Macaulay, Astoria
Alla morte del padre, la giovane Denham Dobie è obbligata a lasciare la sua esistenza un po’ selvaggia e senza obblighi sui Pirenei per approdare nel circolo intellettuale e pettegolo dei suoi parenti materni. Gettata così in un mondo di editori e scrittori, questa giovane donna goffa di fatto un maschiaccio e una ribelle – vede la società londinese per quella che è, egocentrica e superba, e offre un devastante – e assai divertente – commento sociale all’internodella sua commovente storia personale. Ne deriva una cristallina riflessione sulle famiglie che “sono come i moscerini, inventati per dare fastidio” e sulle grandi città che sono per la nostra Denham un non-senso, al punto di interrogarsi più volte sul perché tante persone abitino a Londra.

L’enigma della stanza impenetrabile, Derek Smith, Polillo
Il romanzo (1953) è uno di quei capolavori dimenticati – tranne che dai collezionisti, per i quali è sempre stato un libro di culto – che solo recentemente sono tornati a disposizione del grande pubblico. Secondo il Publisher’s Weekly contiene “uno dei più intelligenti e scaltri delitti impossibili di tutti i tempi”. I crimini che vengono commessi sono in realtà due, entrambi sbalorditivi, e appartengono alla categoria dei cosiddetti delitti della camera chiusa. Nel primo caso, lo scettico e incauto figlio maggiore di una ricca famiglia inglese decide, a un mese dal matrimonio, di farsi beffe di un’antica maledizione passando la notte in una particolare stanza dell’avita dimora, dove, secondo la leggenda, aveva misteriosamente trovato la morte un suo antenato. Preoccupati, il fratello e la fidanzata incaricano il giovane investigatore dilettante Algy Lawrence di prendere delle misure di sicurezza. Così lui e il fratello si piazzano davanti alla porta, sbarrata dall’interno, mentre un poliziotto sorveglia la finestra dall’esterno. Nonostante ciò, allo scoccare della mezzanotte, un urlo riecheggia per la casa. Il secondo delitto, connesso al primo, avviene… È sufficiente sapere che la risoluzione di entrambi sarà uno shock anche per il lettore più scafato.

Palazzokimbo, Piera Ventre, Neri Pozza
Nella prima metà degli anni Settanta, Stella, detta a scuola stelladamore, col nome attaccato al cognome, ha un palazzo intero per madre. A Napoli, tutti lo chiamano Palazzokimbo per via dell’enorme insegna pubblicitaria che campeggia sul tetto. Chili e chili di ringhiere, porte blindate, chiavistelli… un clangore di ferro risuona per i suoi otto piani, fino alla cima, una distesa asfaltata e ricoperta di antenne, da cui si scorge tutta la città, compresa la striscia di maredove si erge la Saint-Gobain, la vetreria proprietaria degli appartamenti in cui vive il personale della fabbrica. Settanta famiglie di operai, come il papà di Stella, e impiegati ed elettricisti che hanno a che fare con silice, ossidi, nitrati e amianto, e rientrano a casa coi vestiti che sopra i baveri sembra vi sia uno spolvero di talco. All’ottavo piano abita la famiglia D’Amore. Ci sono i genitori, zia Marina, la sorella signorina di papà, i nonni paterni, Stella e sua sorella Angela. C’è pure un gatto, battezzato Otto, per un semplice calcolo d’aggiunta. Tanti D’Amore, e ciascuno con un passo e una voce, un modo di sbattere le porte, di strascicare i piedi, di richiudere sportelli, di calibrare il volume della televisione. Quattro piani sotto vive la signora Zazzà, che calza sempre le pantofole, indossa una quantità di stracci variopinti e cela un segreto che nessuno conosce. Quando non si aggira per Palazzokimbo, Stella trascorre il tempo incantato della sua infanzia con Consiglia, l’amica del cuore coi capelli rossi che le sfiammano lampi sulle spalle, le guance accese e la lingua velenosa.

Condividi